Le consigliere di parità della provincia di Torino promuovono un incontro per lunedì 8 marzo dedicato alla nuova normativa internazionale che l'Organizzazione internazionale del lavoro sta preparando

TORINO - Lavoro domestico e badanti a Torino l'8 marzo: presso il Centro Internazionale di formazione dell'Ilo dalle 9.30 alle 12,30 sarà illustrato e discusso il tema "I diritti nel lavoro domestico: dalle realtà locali alla dimensione internazionale" ai fini di promuovere una nuova convenzione allo studio dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) - l´agenzia specializzata delle Nazioni Unite che opera per la promozione della giustizia sociale e il riconoscimento universale dei diritti umani nel lavoro. Le Consigliere di parità della provincia di Torino propongono quest'incontro per appoggiare l'elaborazione del testo normativo internazionale: l'argomento sarà discusso nella prossima conferenza internazionale sul lavoro (giugno 2010) da oltre 4 mila delegati tra ministri del Lavoro, rappresentanti delle organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori provenienti dalla maggior parte dei 182 Stati membri dell'Ilo. Il lavoro domestico continua ad essere sottovalutato e invisibile, prevalentemente svolto da lavoratrici donne, molte delle quali sono migranti o membri di comunità storicamente svantaggiate, e quindi particolarmente esposte ad abusi di diritti umani fondamentali e discriminazione rispetto ad impiego e condizioni di lavoro; eppure contribuisce all'economia globale dato l'incremento delle opportunità di lavoro remunerato per i lavoratori con responsabilità familiari.
L'auspicio è permettere ai lavoratori domestici di godere pienamente dei propri diritti fondamentali nel lavoro, ovvero libertà di associazione e l'effettivo riconoscimento del diritto alla contrattazione collettiva; l'eliminazione di ogni forma di lavoro forzato o obbligatorio; l'effettiva abolizione del lavoro minorile; l'eliminazione di discriminazioni in ambito di impiego e occupazione, per sesso, etnia e religione. Nonostante degli sviluppi incoraggianti in alcuni paesi, la maggioranza dei lavoratori domestici resta oberata di lavoro, sottopagata e senza alcuna forma di protezione sociale. Resta spesso esclusa de jure o de facto dal campo di applicazione della normativa nazionale. Sono quindi necessarie misure efficaci affinché i lavoratori domestici siano bene informati sul tipo di lavoro da svolgere, l'orario, le tariffe e le scadenze dei pagamenti, l'eventuale approvvigionamento di cibo e sistemazione, i termini di rimpatrio, ove applicabili. La constatazione delle condizioni in cui versa questo delicato settore del lavoro rende necessario assicurare ferie e riposo settimanale senza il vincolo di rimanere con il datore di lavoro, il diritto di tenere presso di sé i propri documenti di viaggio e d'identità, le condizioni di sicurezza sul lavoro e la tutela della maternità e soprattutto per i lavoratori migranti, un contratto scritto effettivamente comprensibile contenente le minime condizioni di impiego sulle quali vi deve essere accordo prima di varcare confini nazionali.
In Italia, la forte crescita occupazionale in questo comparto degli ultimi anni, vede, secondo l'Inps, alla fine del 2008, oltre un milione e mezzo di rapporti di lavoro attivi di colf e badanti per un totale di 600 mila assicurati, di cui oltre l'80% stranieri e nella stragrande maggioranza donne (9 su 10). Numeri destinati a raddoppiare se si contano anche le situazioni irregolari. Il 20% di questi lavoratori proviene dalla Romania, il 12,7% dall'Ucraina, il 9% circa dalle Filippine e il 6% dalla Moldavia, per citare le comunità etniche e nazionali più numerose. Seguono Perù, Ecuador, Polonia e Sri Lanka, con percentuali che vanno dal 3,6 al 2,8% e rappresentanze minori di altri Paesi. (rf)
(7 marzo 2010)




