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Immigrati. Bankitalia: "Aumentano ma non tolgono il lavoro agli italiani"

L'afflusso non ha interessato in maniera uniforme tutte le aree del Paese: l'incidenza della popolazione straniera è molto più elevata nel Centro Nord (quasi l'8%) rispetto al Mezzogiorno (2,1%)

venditori ambulanti

ROMA - "La crescente presenza straniera non si è riflessa in minori opportunità occupazionali per gli italiani, che al contrario, sembrano accresciute per gli italiani più istruiti e per le donne". E' quanto rileva uno studio di Banca d'Italia sulle Economie regionali nell'anno 2008. "In particolare - si legge nel Bollettino dell'ufficio studi di Palazzo Koch, disponibile sul sito dell'istituto - l'offerta di lavoro femminile italiana si è giovata dei maggiori servizi per l'infanzia e per l'assistenza agli anziani". Banca d'Italia sottolinea come "nell'ultimo decennio l'aumento dell'occupazione, soprattutto nel Centro Nord, è stato sostenuto da rilevanti afflussi di immigrati dall'estero. Gli stranieri hanno oggi un tasso di occupazione superiore a quello degli italiani e redditi da lavoro significativamente inferiori". A quest'ultimo fenomeno hanno "contribuito un più basso livello di scolarità degli immigrati, una maggiore concentrazione in imprese meno produttive, il prevalente utilizzo in mansioni a ridotto contenuto professionale. Gli stranieri residenti nel Mezzogiorno hanno un'istruzione, tassi di occupazione e redditi da lavoro inferiori rispetto a quelli del Centro Nord".

Ma ecco la 'fotografia' del lavoro straniero in Italia realizzata dai ricercatori di Banca d'Italia. La quota di popolazione immigrata è passata dallo 0,6 per cento nel 1991 a quasi il 6% nel 2008, scrive il report di via Nazionale. Nell'ultimo quinquennio il numero di stranieri residenti è più che raddoppiato, portandosi a 3,4 milioni di persone. L'afflusso degli immigrati non ha interessato in maniera uniforme tutte le aree del Paese: l'incidenza della popolazione straniera è molto più elevata nel Centro Nord (quasi l'8 per cento) rispetto al Mezzogiorno (2,1 per cento). In Lombardia, Veneto, Lazio, Emilia-Romagna e Piemonte, dove si concentra il 45 per cento della popolazione italiana e si produce poco meno del 60 per cento del valore aggiunto nazionale, risiedono quasi il 70 per cento degli stranieri. Gli immigrati sono mediamente più giovani rispetto agli italiani: oltre l'80 per cento ha meno di 45 anni a fronte del 50 per cento della popolazione italiana; quelli con meno di 15 anni sono quasi il 20 per cento (meno del 14 per cento tra gli italiani).

Secondo le previsioni demografiche dell'Istat, la popolazione residente al Centro Nord potrebbe superare nel 2050 i 43 milioni di persone, circa il 12 per cento in più rispetto a quella attuale. All'aumento vi contribuirebbe unicamente la componente straniera, a fronte di un leggero calo della popolazione italiana. Il tasso di dipendenza, misurato dal rapporto tra la popolazione con oltre 65 anni e il numero di persone in età da lavoro, passerebbe dall'attuale 30 a circa il 58 per cento; in assenza del fenomeno migratorio aumenterebbe al 68 per cento. Nel Mezzogiorno, invece, il  contributo dell'immigrazione sarebbe molto più scarso e si accompagnerebbe a un calo della popolazione; il tasso di dipendenza si porterebbe a quasi il 70 per cento, pressoché in linea con quanto avverrebbe in assenza dei flussi migratori previsti.

(18 agosto 2009)

Redditi e istruzione degli stranieri inferiori a quelli degli italiani

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