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Confindustria: nel 2009 posti in calo, ma non per gli stranieri

Nel 2009 un'impresa su due ha utilizzato lavoratori stranieri, che nel complesso rappresentano il 4,3% dell'occupazione dipendente. L'incidenza della manodopera di origine non italiana è particolarmente elevata nelle imprese fino a 15 dipendenti, dove è straniero quasi un lavoratore su dieci

muratore

ROMA - Cala l'occupazione, sotto la scure della crisi, e aumentano i dipendenti stranieri. Sono i dati riferiti dal Centro studi di Confindustria nella sua sesta indagine sul mercato del lavoro tra le sue associate. Nel 2009 l'occupazione dipendente tra le aziende di Confindustria, si è contratta del 2,2% (-3,1% nell'industria), andando a rosicchiare sia i contratti a tempo determinato sia a tempo indeterminato, questi ultimi di più nelle piccole imprese (-1,5% dopo il -3% nel 2008) che nelle medie (-0,8%) e nelle grandi (-1,1%). Gli occupati stranieri al 4,2%. L'indagine rileva poi due aspetti qualitativi significativi: il calo dell'occupazione è stata minore tra le donne (-2% rispetto al -2,3% tra gli uomini) e cresce l'occupazione di stranieri: nell'industria, un'impresa su due - si legge- ha utilizzato lavoratori stranieri, che nel complesso rappresentano il 4,3% dell'occupazione dipendente.

L'incidenza della manodopera di origine non italiana è particolarmente elevata nelle piccole imprese: in quelle fino a 15 dipendenti è straniero quasi un lavoratore su dieci (9,2%), ma la quota scende al 6,6% nelle medie imprese e al 2,2% in quelle grandi. Tra i comparti del manifatturiero sono l'alimentare e la gomma-plastica (5,7% e 7,8% rispettivamente) a registrare la più alta incidenza di manodopera straniera, che schizza all'11,5% nelle costruzioni. L'indagine segnala poi che sono scesi i tassi di turnover, molto differenziati tra settori, con picchi nell'industria alimentare, costruzioni, turismo, ristorazione e i contratti interinali. Sono aumentate le cessazioni involontarie, che hanno rappresentato la causa d'uscita nel 13,1% dei casi, a cui si sono aggiunti prepensionamenti e incentivi all'esodo (un caso su dieci nelle grandi imprese, uno su cinque nel Centro-Sud). Sono cresciute anche le cessazioni per scadenza di contratto, più di un terzo del totale delle uscite.

Il Centro studi, che ha consegnato questionari a un campione di aziende iscritte a Confindustria a cui hanno risposto in 4.410, segnala poi che sono scesi i tassi di stabilizzazione dei contratti a tempo determinato e che nelle imprese industriali associate a Confindustria l'utilizzo di personale laureato si conferma più intenso che nella media. È stato del 7,8% il tasso di assenza (7,2% nell'industria, 8,7% nei servizi) e le cause principali sono state malattie non professionali per gli uomini e i congedi parentali per le donne. Sulla base delle indicazioni fornite dalle imprese, la domanda di lavoro ha continuato a contrarsi anche nella prima metà del 2010, soprattutto quella a tempo indeterminato, nelle imprese grandi, industriali e del Nord.

(4 agosto 2010)