I dati di Eurofound. Quadro non uniforme: nel Nord vi sono più persone che ammettono di lavorare eludendo tasse e contributi, ma lo fanno per un numero di ore all'anno ben inferiore a quello dei lavoratori del Sud

DUBLINO - Con il 5% di europei che lavora in nero (dati Eurobarometro 2007), soprattutto a favore di familiari o amici (55% dei casi), le conseguenze per le casse pubbliche in termini di evasione fiscale e mancato versamento di contributi sono consistenti. Per questa ragione, il Parlamento europeo nel 2008 aveva chiesto alla Fondazione per il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro in Europa (conosciuta come Eurofound o Fondazione di Dublino) di costruire una banca dati contenente i vari approcci al problema, cercando di individuare quali sono le migliori prassi tra i Ventisette più la Norvegia.
Il lavoro di Eurofound si è concluso con la presentazione della banca dati e di una corposa rassegna delle pratiche adottate dalle autorità nazionali. Ne emerge un quadro per niente uniforme, dato che il fenomeno del lavoro sommerso ha sfaccettature molto diverse nei vari paesi. Si può tuttavia riconoscere una demarcazione principale tra Sud e Nord Europa. Sebbene nel Nord vi siano più persone che ammettono di lavorare eludendo tasse e contributi, lo fanno per un numero di ore all'anno ben inferiore a quello dei lavoratori del sud. Si va dalle 50 ore della Scandinavia alle 110 dell'Europa continentale, fino alle 330 dell'Est e alle 350 dell'area meridionale, con una media continentale di 220 ore all'anno.
Inoltre viene studiato il trend delle misure di contrasto, in aumento in tutti i paesi e con un calo sensibile delle penalità, a favore di un incremento delle misure preventive e di emersione. Ma per il resto, le caratteristiche del lavoro sommerso rimangono molto diverse a seconda del contesto, in base a settori di occupazione, importanza in termini economici e motivazioni che portano i lavoratori a preferire il nero al dichiarato.
Per fare un po' di luce sul fenomeno e sui mezzi per contrastarlo, il database di Eurofound offre uno strumento molto utile. Vi si possono infatti rintracciare le migliori prassi per paese, per ambito occupazionale, per tipo di misure (repressive, preventive, ecc.) e per gruppi di riferimento (datori di lavoro, impiegati, sindacati, ecc.). In totale le buone prassi presenti sono n centinaio e di libero accesso per chiunque. Viene offerta anche una valutazione sulla loro trasferibilità ad altri paesi e contesti. Per l'Italia ne risultano 12, riguardanti l'emersione del nero, i controlli, le certificazioni e le relazioni con gli imprenditori. (mm)
(5 luglio 2009)




