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Discriminazione sul lavoro, Italia deferita alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea

La Commissione Ue ha segnalato il nostro paese per lo "scorretto recepimento" di una direttiva comunitaria che proibisce la discriminazione in materia di occupazione e formazione professionale: l'Italia non avrebbe imposto ai datori di lavoro soluzioni "ragionevoli" per l'inserimento lavorativo delle persone con disabilità

disabile su sedia a ruote

ROMA - La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per lo scorretto recepimento della direttiva 2000/78/CE che, in materia di occupazione, proibisce ogni discriminazione fondata sulla religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali. La direttiva 2000/78/CE stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione, di condizioni di lavoro e di formazione professionale (c.d. direttiva sulla parità di trattamento in materia di occupazione).

La direttiva, che mira a combattere le discriminazioni dirette e indirette e le molestie in ambito lavorativo o di formazione, prevede specificamente l'obbligo di adottare soluzioni ragionevoli per i disabili. La Commissione ha avviato un procedimento di infrazione nei confronti dell'Italia (IP/09/1620) per non aver trasposto integralmente la direttiva dell'Ue. L'Italia e' deferita alla Corte di giustizia dell'Ue per lo scorretto recepimento della direttiva. Nello specifico, l'articolo 5 della direttiva dispone che il datore di lavoro preveda soluzioni ragionevoli per i disabili affinché questi possano avere accesso al lavoro e usufruire di progressioni di carriera. La Commissione ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia sottolineando che l'Italia non ha integralmente trasposto tale disposizione, poiché l'ordinamento italiano non contiene una norma generale che imponga al datore di lavoro di prevedere soluzioni ragionevoli per i portatori di qualunque tipo di disabilità e per tutti gli aspetti dell'occupazione.

(7 aprile 2011)