Il tribunale di Londra ha ritenuto colpevole l'azienda di non aver rispettato il diritto del lavoro, ma non di discriminazione, come accusava la ragazza. Riconosciuti 8mila sterline di danni a Riam Dean, una studentessa di 22 anni con una protesi ad un braccio

LONDRA- Ricordate la storia della ragazza disabile di Londra ‘declassata' da commessa a magazziniera dalla sua azienda d'abbigliamento a causa di una protesi ad un braccio? Era fine giugno. Lei, Riam Dean, una studentessa di 22 anni, commessa presso "Abercrombie & Fitch", un negozio specializzato in abiti "casual" costosi, citò in giudizio l'azienda per discriminazioni. Anche se i giornali non hanno dato il dovuto risalto alla storia, il tribunale di Londra in questi giorni le ha dato ragione, in parte. Il tribunale, infatti, non ha ritenuto colpevole l'A&F di discriminazione, ma di molestie illegali per la disabilità della ragazza, costringendo l'azienda a versare un rimborso di 8mila sterline per non aver rispettato il diritto del lavoro.
Dopo aver superato il colloquio ed essere stata assunta dall'azienda, Riam Dean aveva ricevuto un libretto di istruzioni sul look a cui i commessi dovevano attenersi rigorosamente. L'A&F è nota per il look da ‘discoteca' dei propri addetti alle vendite, con ragazzi a torso nudo e ragazze in minigonna. Durante i mesi estivi le era stato permesso di indossare un cardigan bianco per coprire la protesi, ma dopo qualche giorno le dissero che stava violando le regole sul look, facendola "retrocedere" nei magazzini. Riam Dean ha subito citato in giudizio il proprio datore di lavoro, chiedendo quasi 20 mila sterline di danni. La giuria, però, ha riconosciuto alla ragazza soltanto l' "umiliazione" da parte dei datori di lavoro, ma non la discriminazione. Per la sentenza, l'azienda non ha rispettato l'obbligo di adattarsi alla disabilità della ragazza. Soddisfatta la madre della ragazza, meno la studentessa che si è vista riconoscere solo in parte la sua posizione contro l'azienda. "Non ho mai lasciato che la mia disabilità mi avvantaggiasse - ha detto Deam dopo la sentenza - per vivere una vita soddisfacente. Non voglio un trattamento speciale".
(16 agosto 2009)




