Mirco è sopravvissuto quasi per miracolo a un incidente sul lavoro, riportando però una disabilità gravissima. Ma grazie alla moglie Antonietta, che gli è sempre stata accanto, Mirco è riuscito a ricomnciare da capo, e oggi è tornato al lavoro

LUGO DI ROMAGNA (RAVENNA) - Quella di Mirco e Antonietta Spada è prima di tutto uno storia d'amore. La dimostrazione di come l'affetto possa superare un evento drammatico come un incidente sul lavoro e una disabilità gravissima. Tutto inizia nel 2006, quando Mirco, 35enne originario di Fusignano (Ravenna), sposato dal '98 e padre di due figli, ha un incidente che gli provoca la perdita quasi totale della vista, l'amputazione della gamba sinistra e gli limita drasticamente l'uso della destra. "Stavo manovrando un sollevatore su ruote - ricorda Mirco - e trasportavo del cemento liquido su una strada molto stretta che aveva una scarpata su un lato. Una ruota è finita fuori strada e il mezzo si è cappottato due volte: sono rimasto per due ore incastrato lì sotto prima che riuscissero a soccorrermi".
Mirco rimane per trenta giorni in coma farmacologico. Un periodo in cui Antonietta gli è sempre stata accanto. "Durante il periodo in cui ero in coma - riprende Mirco - Antonietta teneva un diario. Ci scriveva tutto quello che mi facevano i medici, tutto quello che provava e le passava per la testa". Ma Antonietta sapeva che sarebbe vissuto. "I medici mi hanno detto che è quasi un miracolo, tanto erano gravi le sue condizioni - ricorda -. Quando Mirco è tornato a casa per Capodanno era un po' sulle sue. Io volevo che si sfogasse, così gli ho letto il diario e l'ho spronato a lasciarsi andare. Lui finalmente ha pianto, e io gli ho detto: ‘ora l'anno è finito, questo diario lo chiudiamo e ne scriviamo uno nuovo'. E così abbiamo ricominciato tutto daccapo". Antonietta è riuscita anche a proteggere i due figli piccoli. "Ho cercato - racconta lei - di fargli capire che il papà era ancora con noi e solo questo contava. Loro l'hanno presa abbastanza bene. Quando Mirco finalmente è tornato a casa e non aveva ancora la protesi, il più piccolo gli ha chiesto: ‘papà, perché i dottori non ti fanno la gamba finta?', e lui gli ha risposto che ci voleva ancora del tempo. Così il piccolo è andato a fare una gamba giocattolo con il Duplo, ma quando ha visto che non andava bene ha detto ‘va bene, è meglio che aspettiamo il dottore'".
Tornare in famiglia aiuta Mirco, che però all'inizio vive un periodo di crisi. "Si sentiva un peso per gli altri - ricorda la moglie -, si sentiva addirittura in colpa per essere sopravvissuto. Aveva una piccola assicurazione infortunistica e ripeteva sempre ‘se io morivo tu prendevi un sacco di soldi, mentre così sono una croce per te'. Ma io so che se Mirco fosse morto non mi sarei mai risposata, sarei rimasta sola con i bambini". La situazione ovviamente non è affatto facile: da un giorno all'altro Mirco deve abituarsi alla sua nuova condizione, imparare a fare i conti con i suoi limiti oltre che con quelli delle persone che lo circondano. Ma un po' alla volta Mirco ha iniziato a reagire sempre di più. "All'inizio non voleva mai uscire - racconta Antonietta -, la gente lo fissava e lui si nascondeva. Con il tempo ha imparato a fregarsene e oggi usciamo, andiamo al cinema o a fare la spesa insieme. Mirco era depresso anche perché non era abituato a stare senza lavorare. La dottoressa Casadei ci ha aiutati a trovargli un lavoro, dopo aver brigato tanto è riuscita a trovargli un posto come centralinista per il Comune di Lugo".
"Per accettare questo lavoro - spiega Mirco - sono dovuto partire dalla consapevolezza di non poter fare altro. Nella mia vecchia azienda ero abituato a fare di tutto: guidavo mezzi pesanti, seguivo i lavori di costruzione. Passare da quello a rispondere al telefono non è stato facile: più di tutto temevo di finire in un angolino isolato, ma ho avuto la fortuna di lavorare in un ambiente molto frequentato, con gente simpatica e disponibile, in cui mi trovo molto bene". Oggi Mirco sembra affrontare le difficoltà con un atteggiamento sereno ma deciso. "Per forza di cose ho dovuto iniziare a costruirmi una nuova casa a piano terra, con degli spazi idonei e le porte scorrevoli. Quella in cui abito ora è divisa in due piani, e il bagno è in quello di sotto. Finora sono riuscito a organizzarmi, ma è molto complicato. A muovermi in carrozzina non ho grossi problemi, e per le altre cose mi adatto. Inssomma, mi sembra di andare abbastanza bene!". (Antonio Storto)
(6 aprile 2010)




