La denuncia di Fillea-Cgil. Un numero “appena migliore” di quello registrato nel 2006 (258 incidenti mortali), ma che fa comunque del 2007 un “anno nero, ancora altamente critico”. Il sindacato sottolinea come tra i morti uno su sei (16,6%) sia immigrato, a conferma del fatto che “gli immigrati risultano i lavoratori più deboli ed esposti ad infortuni, solitamente meno pagati e inquadrati a livelli più bassi”
ROMA - Sono stati 235 i morti sul lavoro registrati lo scorso anno nel settore delle costruzioni. Un numero ?appena migliore? di quello registrato nel 2006 (258 incidenti mortali), ma che fa comunque del 2007 un ?anno nero, ancora altamente critico?. La denuncia arriva dalla Fillea-Cgil, che sottolinea come tra i morti uno su sei (16,6%) sia immigrato, a conferma del fatto che ?gli immigrati risultano i lavoratori più deboli ed esposti ad infortuni, solitamente meno pagati e inquadrati a livelli più bassi?. ?Quello della sicurezza continua ad essere per il nostro sindacato un assillo quotidiano - afferma il segretario generale della Fillea Cgil, Franco Martini - e continuerà ad esserlo fino a quando avremo prova di una reale inversione di tendenza. Non possiamo accontentarci della lieve flessione del fenomeno infortunistico registrata dall?Inail?, (-1,5% gli infortuni tra gennaio e settembre 2007 e -2,1% gli incidenti mortali). Le vittime del lavoro (235 di cui due minorenni) ?sono ancora troppe?, continua Martini, ed è per questo che ?continueremo a batterci con ogni strumento perché nei nostri cantieri non si debba più morire?. La preoccupazione della Cgil è fondata, inoltre, sulla analisi delle cause: ?ancora, anzi sempre più, si muore con modalità vecchie di decenni, come si moriva quando non venivano utilizzate le moderne tecnologie di cui oggi disponiamo?. La causa più frequente di infortuni nel settore delle costruzioni resta infatti la caduta dall?alto (42,5%), mentre aumentano i casi di persone travolte da gru, carrello elevatore o ruspa (20,8%) e colpite da materiali da lavoro. Come negli anni passati, continua il sindacato, si muore più al Nord, con in testa la Lombardia con 43 casi mortali. (17 gennaio 2008)







