Rapporto sullo Stato sociale 2010. Come sta succedendo negli Usa, "oggi si ha l'occasione per riscoprire il ruolo dell'intervento pubblico e definire quello del mercato e del privato sociale"

ROMA - La crisi economica è un ostacolo al welfare italiano, ma anche l'opportunità per riscoprire il ruolo dell'intervento pubblico e definire quello del mercato e del privato sociale. È quanto ha affermato questa mattina Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, a margine della presentazione del Rapporto sullo Stato sociale 2010 presso la facoltà di Economia della Sapienza di Roma. Per Epifani, "c'è un'opinione diffusa che il nostro welfare oggi lascia scoperto molti settori. Ad esempio il fronte della famiglia, quello di un vero intervento contro la povertà e il bisogno di riformare gli ammortizzatori sociali. La crisi su ognuna di queste difficoltà agisce per accentuarle". Problemi già individuati dalle precedenti edizioni della ricerca, ha spiegato Epifani. "Questo studio ogni anno ci dice delle cose, per la verità quasi sempre le stesse. Cose che non vengono sostanzialmente mai raccolte. Da quando esiste questo lavoro, la ricerca ripete che la spesa sociale in Italia è leggermente al di sotto della media europea".
Ma la crisi, oggi, può diventare un'opportunità per riscoprire il ruolo del sistema sociale, come sta accadendo negli Stati uniti. "La crisi - a spiegato Epifani - è anche l'occasione per riflettere sul rapporto tra pubblico e privato. Nella crisi si vede che il pubblico è l'ultima istanza che si difende. Dappertutto si rivaluta questo ragionamento". Per il segretario generale, però, il Libro bianco sul welfare, così come redatto, non prende la palla al balzo. "In Italia c'è un libro verde fatto nel 2007 - ha aggiunto Epifani - e un libro bianco fatto durante la crisi che dicono la stessa cosa. Un cumulo di cose antiche e ideologiche che non affronta il nodo del problema".
Per Epifani la gerarchie degli interventi devono essere chiari, soprattutto di fronte alla crisi. "Prima cosa deve fare lo Stato, poi cosa deve fare il mercato e cosa deve fare il privato sociale in un ordine dove allo Stato riconosca le prestazioni fondamentali e i livelli essenziali, al mercato il proprio compito di integrazione ma non a spese del pubblico e se devi mettere dei soldi pubblici li metti nel privato sociale. Questa è una modalità moderna di affrontare la questione". Duro anche il commento finale sul testo che definisce il sistema del welfare in Italia. "Non va bene che il Libro bianco riscopra un'idea dove all'universalità del diritto si sostituisca il diritto corporativo di pochi. Se lavori in un settore forte puoi fare tutto quello che ti serve per affrontare la crisi, se lavori in settore deboli non hai diritto ad avere una protezione rispetto ai tuoi bisogni". (ga)
(12 novembre 2009)






