Rapporto sullo Stato sociale 2010. "In Italia ci sono 11 milioni di lavoratori impiegati in imprese sotto i dieci dipendenti". Cerrito (Cisl): "Dobbiamo impedire che scivolino dalla cassa integrazione al licenziamento"

ROMA - "Nel 2009 e 2010 ci dovremo preoccupare molto meno di pensioni e sanità quanto invece sul tema della protezione del lavoro e delle persone che lavorano". È quanto ha affermato questa mattina Luigi Angeletti, segretario generale Uil, durante la tavola rotonda in occasione della presentazione a Roma del Rapporto sullo Stato sociale 2010 presso la facoltà di Economia della Sapienza. "In Italia ci sono 11 milioni di lavoratori che sono impiegati in imprese sotto i dieci dipendenti - ha spiegato Angeletti -, su un totale formale ancora di 23 milioni, anche se prima o poi scenderà. La protezione delle persone che lavorano nel momento in cui rischiano di perdere il posto di lavoro è importante. Per questi 11 milioni l'equazione tra l'azienda e lo stato che paga l'indennità di disoccupazione è disastrosa e induce comportamenti micidiali nelle imprese". Mentre per le grandi aziende, spiega il segretario Uil, c'è la possibilità di un controllo pubblico, di un possibile intervento a protezione dei lavoratori, diversa è la situazione per le piccole aziende, su cui è difficile prevedere un intervento. Stessa preoccupazione è stata espressa da Pietro Cerrito, segretario confederale Cisl. "Non si sa quanti sono i lavoratori a rischio - ha spiegato Cerrito -, sappiamo solo che dobbiamo impedire che per coloro ai quali è finita la cassa integrazione ordinaria, poi infine non si scivoli verso il licenziamento. Sarebbe un dramma. Da dove prenderemo questi soldi? Immagino dall'Inps, dal bilancio dello stato e potranno concorrere le regioni. Ma non sappiamo di quale platea di lavoratori stiamo parlando". Per Cerrito, occorre ridefinire le priorità e far sì che gli interventi arrivino in ritardo rispetto agli effetti della crisi economica."La crisi ci ha posto di fronte al problema di cambiare l'anelasticità delle istituzioni: non c'è la stessa velocità di adattamento delle scelte della politica a quello che il mercato e il sociale richiedono". (ga)
(12 novembre 2009)






