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Potenziare il corpo non vuol dire sempre "brutalizzarlo". Continua il confronto sul blog

Protesi, naturalità e normalità, fascino e attrattiva sessuale, "brutalizzazione" del corpo, esseri umani cyborg, uomini Robocop e il ricordo di Marylin Monroe: ecco gli ingredienti del nuovo post di Gianluca Nicoletti che nel suo blog su Superabile "rimastica" le reazioni alle sue prime considerazioni sull'invasione delle protesi naturali

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ROMA - Protesi, naturalità e normalità, fascino e attrattiva sessuale, "brutalizzazione" del corpo, esseri umani cyborg, nuovi Robocop e il ricordo di Marylin Monroe: sono gli ingredienti del nuovo post di Gianluca Nicoletti che nel suo blog su Superabile "rimastica" le reazioni alle sue considerazioni sull'invasione delle protesi naturali e mette in moto, con il suo secondo post, un nuovo confronto. Nicoletti invita a riflettere sul fatto che "quel che oggi riteniamo strutturalmente normale rispetto al corpo sia in gran parte frutto di una convenzione" e che "non esistono modelli fisici assoluti". Un criterio per capirlo è il confronto dei criteri estetici nel tempo e in culture differenti: l'era contemporanea tende ad esprimere - è il pensiero di Nicoletti - modelli corporei sicuramente "forzati" rispetto a conformazioni "naturali". Ad esempio, "non è forse vero - domanda - che l'apporto di materiale inorganico è ormai considerato fattore indispensabile a suscitare fascino e attrattiva sensuale?".

Gli esempi, nella vita di ciascuno, non mancano di certo, ma a chi parla di una tendenza a "brutalizzare il corpo" Nicoletti chiede di fare attenzione a non considerare comunque una "brutalizzazione" ogni intervento di potenziamento di facoltà umane. In verità già oggi noi tutti - è il pensiero esposto nel post - possiamo già possiamo espanderci notevolmente oltre i limiti dei nostri sensi senza essere considerati dei "Robocop". Il punto, per Nicoletti, è che "non ci riflettiamo abbastanza". E a proposito del collegamento fra protesi e pregiudizio, il blogger riprende la considerazione avanzata nel commento di un lettore dell'antico pregiudizio estetico sugli occhiali, di quando cioè si pensava che l'occhiale, in quanto protesi, fosse antiestetica, provocando così vergogna e disagio in chi li indossava. Una tendenza che, sulla sua stessa pelle, incarnò anche Marilyn Monroe recitando in "Come sposare un milionario", laddove la bella mascherava a tutti i costi di essere miope e finiva per inciampare dappertutto o per leggere i libri alla rovescia.

Protesi e vita quotidiana, dunque. Come quella vissuta dalla lettrice Maria, che nei suoi commenti al primo post riguardo alle protesi utilizzate dall'atleta sudafricano Pistorius per correre sulle piste, ricordava la sgradevole esperienza di un tutore in fibra di carbonio che una bella mattina si spezzò in due facendola finire rovinosamente a terra. "Credo che l'attrezzatura da gara di Pistorius - scrive ora Nicoletti - abbia impegnato un intero team di progettisti e sia costata fantasoldi, ma sono fiducioso che, oltre al fine agonistico, lo stress sui materiali e le soluzioni tecniche adottate, possano influire anche sulla produzione consumer di pezzi di ricambio per umani. Fosse anche - conclude - per chi ne dovesse aver bisogno solo per passeggiare".

Eccomi a rimasticare un po' le vostre reazioni a quanto già da me qui scritto. E' chiaro che quando parlo di inadeguatezza del corpo umano alle sfide della modernità mi riferisco a provocazioni proprie di avanguardie artistiche, ma è altrettanto chiaro che quello che oggi. Guardate che non lo scrivo come i soliti ipocritelli buonini che vogliono sdrammatizzare, consolare, relativizzare. Va da sé che nessuno, potendo scegliere, vorrebbe essere limitato nelle comuni abilità nel gestire autonomamente spazio e tempo a sua disposizione. Detto questo però mi piacerebbe contagiare chi mi legge con un po' del gusto per il paradosso che a me è sempre stato utile. Se non altro per accendere la voglia di contaminarmi con pensieri ed esperienze del mio prossimo.

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(12 gennaio 2009)