A chiederlo, in una lettera alla redazione, è Elena Brescacin. La considerazione, che si sviluppa da un articolo del Gazzettino su una donna di 28 anni falsa invalida, nasce dall'uso improprio di alcuni termini giornalistici usati per spiegare ausili e cecità. "Cerchiamo di spiegare, invece, che cosa sono gli screen reader, gli ingranditori, i programmi di sintesi e riconoscimento vocale"

ROMA - Alzare la testa e spiegare al mondo circostante che i disabili, grazie agli ausili e alle ultime innovazioni tecnologiche, godono di ampia autonomia. A chiederlo, in una lettera alla redazione, è Elena Brescacin, in polemica ad un articolo pubblicato sul Gazzettino e su cui la stessa ha chiesto chiarimenti e rettifica.
"E' uscita una notizia sui giornali nazionali che si abbina perfettamente al famoso dibattito sui disabili e i social network: i tg e le maggiori testate giornalistiche - scrive infatti Elena Brescacin - hanno parlato di una ragazza di 28 anni falsa non vedente che, parole testuali del gazzettino, non solo insegnava nuoto nella piscina di Conegliano, impiego per il quale occorrono almeno otto decimi di vista, ma lavorava anche con il pc senza bisogno di aiuto e aggiornava il suo profilo facebook".
"Ebbene, la redazione web del giornale - ha continuato Elena nella lettera - si è scusata con me dicendo che con le parole "senza bisogno di aiuto" si intendeva "senza ausili specifici", e non ho alcun motivo per non accettare le scuse loro ma purtroppo tutti sappiamo quanto le parole siano importanti mentre si scrive".
"Una persona che conosce o usa gli ausili - ha infatti spiegato -, può dare per sotteso "senza aiuto di tecnologie assistive" ma la maggioranza di persone che non hanno mai avuto a che fare con questo sistema, riceve il messaggio distorto secondo cui un cieco per usare il computer, se lo usa, ha bisogno di una persona a fianco che gli legga quanto scritto a schermo: per la maggioranza della gente purtroppo non esiste nemmeno l'idea che un disabile, visivo cognitivo o motorio, possa usufruire dell'informatica e del web. Fosse diversamente, la percentuale di siti e programmi accessibili a tutte le disabilità sarebbe di gran lunga superiore. Già il messaggio distorto è presente nella popolazione, ma se i giornali lo amplificano si rischia davvero di aggravare lo stato di disinformazione globale e questo, a lungo termine, potrebbe creare dei danni anche agli stessi disabili: purtroppo ci sono stati casi di persone a cui è stata levata la pensione indipendentemente dal computer, ma guai se questo parametro, l'uso regolare ed attivo di Internet, venisse usato come prova per i requisiti di invalidità".
"Per questo, adesso, dobbiamo - chiede con forza Elena Brescacin - alzare la testa ancora di più. Basta con le paure, basta con la vergogna, basta farci pestare sotto i piedi dai pregiudizi. Cerchiamo di spiegare, invece, in larga scala a tutti che cosa sono gli screen reader, gli ingranditori, i programmi di sintesi e riconoscimento vocale, i sensori gestibili con la lingua, con la fronte, con la testa, con il movimento degli occhi. Smettiamola di ritirarci nel nostro piccolo mondo, ne va della nostra stessa dignità".
Elena Brescacin
(8 febbraio 2011)







