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Belle e possibili: ecco le sedie a ruote del futuro

Sono sempre di più disegnatori, architetti e ingegneri che lavorano per migliorare la vita delle persone disabili. Arrivando a volte a risultati sorprendenti nella loro semplicità. Ecco alcuni dei progetti più interessanti che ripensano, e magari abbelliscono, le sedie a ruote. Pensati per agevolare l'autonomia personale, puntano su compattezza e riduzione dello sforzo. E intanto al Politecnico di Milano si lavora a Lurch, la sedia comandata dal pensiero

la sedia a ruote richiudibile progettata da Duncan Fitzsimons

ROMA - Come rendere davvero maneggevole una sedia a ruote, magari facendola anche "stilosa", perché no? O come facilitarne l'uso, aumentando l'autonomia e il comfort di chi ci deve stare sopra? Un tema caro a designer e progettisti, che negli ultimi tempi hanno proposto o stanno lavorando a progetti innovativi. C'è per esempio la versione super compatta: è una sedia a ruote piccola e facile da far entrare anche nelle automobili utilitarie, perché è dotata di ruote grandi ma pieghevoli, che da tonde diventano ellittiche. Due ruote di un rosso intenso e incoraggiante, perché si tratta di una sedia a ruote sì, innovativa, certo, ma anche di design. Una roba che si fa notare, insomma, che fa pensare a quelle city bike richiudibili, e in effetti da lì prende ispirazione: a Duncan Fitzsimons, lo studente di design che l'ha progettata, è venuto in mente di sfruttare e adattare al suo mezzo di locomozione il sistema che stava studiato per le bici richiudibili. Risultato: una sedia su ruote che entra in un borsone sportivo e che si può riporre anche nel portabagagli di un aereo.

In realtà la sedia su ruote è un tema abbastanza caro al design più attento alla disabilità. Giusto pochi mesi fa negli Stati Uniti il concorso di design "Create the Future" è stato vinto da un progetto che si chiama "Rowheel", un gioco di parole che mette insieme il concetto di remo (row) e quello di ruota (wheel) perché permette di spingere le ruote all'indietro invece che in avanti. L'innovazione è proprio questa: un sistema di propulsione che facilita il compito di spingere le ruote con le sole braccia da parte di chi ci siede sopra. Compito che comporta un sovraccarico di lavoro per gli arti superiori, che infatti spesso si deformano o vanno incontro a forme di dolore cronico. Salim Nasser, il designer che ha messo a punto "Rowheel", lo sa bene, perché anche lui si sposta su una sedia a ruote, così come l'inglese Fitzsimons. La cosa interessante è che il sistema inventato da Nasser non è integrato, ma applicabile a qualsiasi sedia a ruote, ed è ottimizzato con misure standard. In sostanza è un ingranaggio che si monta al centro della ruota, e permette di spingere tirando la ruota all'indietro, con un movimento simile a quello che si fa con i remi di una barca, alleggerendo così l'affaticamento muscolare grazie a un movimento che consente di fare leva e trasferire sulla ruota una forza maggiore, con uno sforzo minore.

Ma anche da noi quello della mobilità delle persone disabili è un tema caro a ingegneri e progettisti. Il più avveniristico degli studi in corso è probabilmente quello del Politecnico di Milano, dove all'Airlab, il dipartimento di Robotica e intelligenza artificiale, si studia una versione robotizzata, che si muove addirittura solo col pensiero. Si chiama Lurch e fa pensare al maggiordomo della famiglia Addams e a un tentativo di invocarne l'impeccabile prontezza di servizio. Invece è un acronimo che sta per "Let Unleashed Robots Crawl the House", qualcosa come "lascia che robot sguinzagliati scorazzare per casa". Un prototipo in fase sperimentale, in realtà, ma che lascia ben sperare per il futuro. Per il momento sono state messe a punto diverse modalità di interazione, che permettono di far muovere la sedia con sistemi diversi, a seconda delle esigenze di chi la usa: un semplice joystick wireless oppure un'interfaccia touchscreen, un apparecchio per il comando remoto applicabile da un'altra persona, fino al sensore in grado di percepire i movimenti di occhi e muscoli facciali e trasformarli in comandi per la carrozzina. Lurch, inoltre, è dotata di sensori che le permettono di evitare da sola gli ostacoli. E presto dovrebbero arrivare anche i comandi vocali, mentre è in fase di studio l'interfaccia che consentirebbe di impartire il comando con il solo pensiero, in gergo brain-computer interface. (Gina Pavone)

(27 dicembre 2010)