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Argus II, l’occhio bionico: successo a Londra per il nuovo prototipo di protesi retinale

Una nuova tecnologia destinata a coloro che sono rimasti ciechi a causa della retinite pigmentosa promette un miglioramento della qualità della vita. Ma per il dottor Marshall, del Saint Thomas Hospital di Londra, sebbene sia stato fatto un enorme passo in avanti si è ancora molto lontani dalla sconfitta definitiva della cecità

occhioROMA - Lo chiamano occhio bionico di seconda generazione ma il suo nome è Argus II. Questa seconda versione di protesi retinale, sviluppata da un gruppo di scienziati californiani, è stata impiantata per la prima volta su due pazienti completamenti ciechi all?ospedale oftalmico Moorfields Hospital, pochi giorni fa. Secondo i medici, Argus II permetterebbe di distinguere movimenti, contorni degli oggetti, luci e ombre, consentendo finalmente ai non vedenti di potersi muovere autonomamente.

La nuova tecnologia è destinata a coloro che sono rimasti ciechi a causa della retinite pigmentosa, una malattia ereditaria, che distrugge progressivamente le cellule dell?occhio sensibili alla luce, normalmente diagnosticata fin da bambini. L?operazione chirurgica consiste nell?impianto di una sottile placca di metallo, guarnita di elettrodi, nel retro dell?occhio. I pazienti vengono poi dotati di un paio di speciali occhiali scuri in cui è stata inserita una minuscola videocamera che rimanda le immagini catturate agli elettrodi della protesi retinale, connessi a loro volta al nervo ottico celebrale, che li decodificano riproducendo in maniera rudimentale l?ambiente circostante. Il paziente deve portare con sé, appesa al fianco, una minuscola strumentazione che alimenta la videocamera e analizza le immagini.

La novità sostanziale è che gli elettrodi fotosensibili sono sessanta rispetto ai sedici della prima versione di Argus, che iniziò ad essere impiantata nel 2002 in America con ottimi risultati. Al momento la protesi non è in grado di elaborare direttamente la luce che arriva alla retina attraverso la lente ma si sta già lavorando affinché si possa realizzare una telecamera più piccola da inserire direttamente nei tessuti dell?occhio, mentre in California gli scienziati stanno progettando una versione con mille elettrodi, che dovrebbe permettere di riconoscere i volti delle persone; in Germania una a 400 è già in via di sperimentazione.

L?operazione rientra in un programma sperimentale di tre anni che prevede di impiantare a quindici ciechi negli Stati Uniti, in Europa e Messico le nuove protesi retinali. Se il bilancio sarà positivo si stima che questi interventi possano diventare di routine dopo il 2010. Mark Humayun, professore di oftalmologia e ingegneria biomedica presso il Doheny Eye Institute di Los Angeles, che ha sviluppato la nuova versione di Argus, precisa che questa tecnologia, almeno per ora, non può ridare la vista a chi l?ha perduta per un grave danno al nervo ottico, causato da un glaucoma o da un ictus. (Aneta Carreri)

(23 aprile 2008)