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Bambini down e chirurgia plastica. L'Aipd: "I problemi dei down non si risolvono in sala operatoria"

Il presidente dell’Associazione italiana delle persone down Giuseppe Cutrera commenta la notizia della famiglia londinese che vorrebbe sottoporre ad un intervento plastico la figlia Ophelia per correggerne i tratti del viso. “Non può essere un carattere espressivo a limitare l'inclusione sociale: l’Italia deve essere orgogliosa di quanto fatto in questo campo. Oggi le persone down sono riconosciute per le grandi potenzialità che hanno, molto più che per il loro aspetto esteriore”

la piccola ophelia con la mamma
ROMA - "Non può essere un carattere espressivo a limitare l'inclusione delle persone con sindrome di Down nel mondo sociale e civile": commenta così Giuseppe Cutrera la notizia secondo cui i genitori di una bambina Down vorrebbero sottoporla a intervento plastico per correggerne i difetti somatici tipici della sua malattia . La notizia arriva da Londra e stamattina è rimbalzata su molti giornali italiani, suscitando subito reazioni e commenti: i genitori della bambina hanno spiegato che questa decisione - per ora solo ipotetica - sarebbe dettata dal desiderio di favorire l'integrazione sociale della figlia, di fatto ostacolata dalle sue caratteristiche fisiche, che ne mettono in evidenza la sindrome.

Dottor Cutrera, come giudica le valutazioni di questi genitori?
Parlo da presidente dell'Aipd, ma anche da genitore di un ragazzo con sindrome di Down. Io credo che l'Italia debba sentirsi onorata perché ha assunto verso il mondo della disabilità il riconoscimento di una presenza, una cultura dell'integrazione e dell'inclusione. Attraverso la scuola abbiamo ottenuto risultati incredibili da parte dei nostri figli, che stanno crescendo in un mondo che ha iniziato a sorridere loro. Grazie a Dio in Italia, in qualsiasi città o paese, si incontrano persone con sindrome di Down che hanno conquistato un buon livello di autonomia, capaci di socializzare, sorridere, giocare. Ne siamo orgogliosi e proprio per questo resto sconcertato di fronte a questa notizia.

Non condivide quindi le dichiarazioni della mamma di Ophelia, secondo cui i caratteri somatici tipici della sindrome di Down rappresentano un ostacolo all'integrazione?
No, smentisco con forza questa posizione. Oggi le persone con sindrome di Down sono accettate grazie alle grandi potenzialità che hanno dimostrato di avere. Non siamo più solo noi genitori a considerare questi figli uguali ai loro fratelli e sorelle, ma anche gli amici e la società in genere hanno con loro un rapporto che va ben oltre l'aspetto esteriore. E' chiaro che bisogna sviluppare un'attenzione particolare per stimolare e tirar fuori tutte le potenzialità che queste persone hanno.

Lei quindi ritiene che l'inclusione sociale delle persone con sindrome di Down in Italia sia soddisfacente?
I generale sì. Certo, esiste il problema del Dopo di noi, su cui siamo attenti come associazione e come famiglie, perché vogliamo assicurarci che il giorno in cui i nostri figli resteranno soli ricevano tutta l'assistenza e l'attenzione di cui hanno bisogno. E' questo il problema sul quale dobbiamo impegnarci, ma dobbiamo avere la capacità di trasformare la nostra preoccupazione in forza.

La mamma di Ophelia ha fatto riferimento alle difficoltà di inserimento lavorativo che una persona con sindrome di Down può incontrare. Non è anche questo un problema?
In Italia abbiamo una legge (n. 68/99, ndr) che prevede che i disabili siano inseriti in attività lavorative mirate e siano considerati lavoratori capaci di produrre. I risultati di questa legge sono eccellenti. Certo, le famiglie che hanno in casa una persona con sindrome di Down devono convincersi che, al di là delle storie eccezionali di persone Down laureate e con brillanti carriere, i nostri ragazzi devono lavorare in attività consone, adeguate alle loro capacità. Anche mio figlio, che ha 28 anni, oggi lavora, ma svolge un'attività adatta alle sue condizioni, che lo gratifica e lo fa sentire parte della società. I problemi certo ci sono, ma non si possono sicuramente risolvere in sala operatoria: dobbiamo avere il coraggio di affrontarli e risolverli nel modo più spontaneo e naturale. (Chiara Ludovisi)

(11 marzo 2008)

Chirurgia plastica per bambini down. Il caso inglese fa discutere

bambini downIl caso della piccola Ophelia, due anni, accende il dibattito in Inghilterra: i genitori sono favorevoli all’intervento per correggere i tipici lineamenti del viso delle persone con sindrome di Down. La madre: “Se c’è qualcosa del tuo corpo di cui non sei felice, perché non correggerlo?”. Ma le associazioni protestano: “E’ una violenza”. E si chiedono se in ballo ci sia la felicità dei bambini o solo il desiderio dei genitori di avere dei figli “normali”