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Chirurgia plastica per bambini down. Il caso inglese fa discutere

Il caso della piccola Ophelia, due anni, accende il dibattito in Inghilterra: i genitori sono favorevoli all’intervento per correggere i tipici lineamenti del viso delle persone con sindrome di Down. La madre: “Se c’è qualcosa del tuo corpo di cui non sei felice, perché non correggerlo?”. Ma le associazioni protestano: “E’ una violenza”. E si chiedono se in ballo ci sia la felicità dei bambini o solo il desiderio dei genitori di avere dei figli “normali”

bambini downROMA - Il dibattito è aperto e fa discutere la Gran Bretagna, dividendo le maggiori associazioni di persone con sindrome di Down da alcuni genitori di bambini down. Come Ophelia Kirwan, che ha due anni, è una bambina down e ha due genitori molto benestanti che hanno intenzione di far sottoporre la piccola ad un intervento di chirurgia plastica per correggerne i "difetti" del viso, cioè i tipici lineamenti di quanti sono affetti da quella sindrome. Da Knightbridge, una delle zone più esclusive di Londra, la vicenda si è allargata in ambito nazionale, suscitando dibattiti e critiche.

La posizione dei genitori è lineare. Chelsea, la mamma, sostiene che "non è giusto che Ophelia, e altri nella sua stessa condizione, vengano giudicati dalle loro apparenze, e magari scartati per un lavoro che invece possono benissimo svolgere". Si tratterebbe cioè di una questione di autostima: se c'é qualcosa del tuo corpo di cui non sei felice, perché non correggerlo?". In fondo, dichiara la mamma, "tutto quello che voglio è che Ophelia sia felice". La famiglia sostiene che l'intervento, che, eventualmente verrebbe fatto quando la bambina compirà 18 anni, servirebbe ad accrescerne l'autostima e ad evitare che Ophelia venga giudicata esclusivamente in base al suo aspetto e non alle sue capacità. Se qualcuno obietta scandalizzato che i genitori vogliono solo nascondere la sindrome, e hanno l'ossessione di un figlio perfetto, creato in sala operatoria, i Kirwan non sono soli: il quotidiano britannico riporta il caso di un'altra famiglia, con una bimba down, Giorgia Bussey. Non è dato sapere se Georgia sia felice, ma lei sotto i ferri del chirurgo plastico c'è già finita, quando aveva cinque anni: "Viviamo in una società che giudica le persone dalla loro apparenza - sostiene Kim Bussey, la madre - e queste sono cose che non cambiano nel giro di una notte: così è Georgia a doversi adattare ala società piuttosto che il contrario. Chi ci critica spesso parla senza avere dei figli Down. Io non sto cercando di nascondere la sua condizione - conclude - ma di aiutarla ad avere una vita normale: so come sono i ragazzini, ad esempio, e non voglio che venga presa in giro a scuola".

Le critiche alle scelte di questi genitori ruotano tutte intorno ad una domanda, e cioè se l'oggetto della questione sia la felicità dei bambini o invece il desiderio dei genitori di avere dei figli "normali". Insomma, è giusto esporre i bambini ad una chirurgia solamente perché "diversa" dai canoni imposti dalla società? In Gran Bretagna l'Associazione Sindrome di Down mette in evidenza come il dolore e il disagio patito da una bambina di due anni - che non ha ancora coscienza della propria condizione - possa configurarsi come una vera e propria violenza. Mentre sui principali quotidiani non sono pochi coloro che sostengono che "il solo pensiero di permettere che aprano la faccia a tuo figlio per cercare di renderlo più 'accettabile' da parte della società è terribile". E si ipotizza che i genitori della piccola, in verità, stiano facendo fatica ad affrontare lo shock - perché di shock si tratta - di scoprire che tuo figlio non sarà mai come ti aspettavi".

(11 marzo 2008)

Bambini down e chirurgia plastica. L'Aipd: "I problemi dei down non si risolvono in sala operatoria"

la piccola ophelia con la mammaIl presidente dell’Associazione italiana delle persone down Giuseppe Cutrera commenta la notizia della famiglia londinese che vorrebbe sottoporre ad un intervento plastico la figlia Ophelia per correggerne i tratti del viso. “Non può essere un carattere espressivo a limitare l'inclusione sociale: l’Italia deve essere orgogliosa di quanto fatto in questo campo. Oggi le persone down sono riconosciute per le grandi potenzialità che hanno, molto più che per il loro aspetto esteriore”