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A Bruxelles un weekend per sfatare gli stereotipi sui ciechi

Per commemorare i duecento anni dalla nascita di Louis Braille, a Bruxelles dal 10 al 14 settembre un'iniziativa che mira a far capire a chi la vista ce l'ha che anche chi non vede può vivere una vita gratificante. Molte le iniziative in programma: convegni, sport, spettacoli e un'esposizione di quaranta pannelli a fumetti

Foto di donna che si copre gli occhi con le mani

BRUXELLES - "Percorsi ciechi". Questa, più o meno, può essere la traduzione libera del titolo dell'iniziativa che, dal 10 al 14 settembre, si svolgerà a Bruxelles, più precisamente nel comune di Berchem-Sainte-Agathe e che mira a far capire a chi la vista ce l'ha che anche chi non vede può vivere una vita gratificante e, se la parola ha senso, normale. Il tutto, inoltre, per commemorare i duecento anni dalla nascita di Louis Braille, il francese che inventò la scrittura puntiforme utilizzata ancora oggi da chi non vede. La quattro giorni di attività è organizzata dall'Istituto per i ciechi Herlin (francofono) e da quello di lingua olandese Kasterlinden (fra l'altro entrambe le scuole hanno la loro sede proprio nel municipio di Berchem-Sainte-Agathe, dove l'iniziativa ha luogo) con il sostegno della Ligue Braille, un'associazione che può essere il corrispettivo dell'Unione italiana ciechi.

Che cos'è la cecità oggi? Un'esposizione organizzata dalla Ligue Braille cercherà di spiegarlo ai visitatori. "Presenteremo una mostra di quaranta pannelli di fumetti per sfatare tutti i fantasmi, gli stereotipi e i clichè che si hanno dalla notte dei tempi nei confronti dei ciechi e che si rispecchiano anche nelle vignette", sottolinea Gérard Servais, responsabile culturale della Ligue. "Abbiamo scelto il fumetto perché è un mezzo paradossale in sé per raccontare la mancanza della vista", aggiunge. "Infine presenteremo una docufiction dal titolo ‘Sei punti di luce: inchiesta sulla vita di Louis Braille' e terremo due conferenze, una in francese e una in neerlandese, sull'attualità di questo importantissimo personaggio".

Sono quattordicimila i non vedenti e gli ipovedenti in Belgio, una piccola minoranza che però ha bisogno di spazi di integrazione e di essere, scusate il paradosso, visibile. "La situazione per quanto riguarda l'integrazione dei non vedenti in Belgio  è sfaccettata", dichiara Mark Golbert, direttore dell'Istituto Herlin. "Il loro successo a scuola, nel lavoro, nella vita in generale dipende molto da quanto sono motivati, dalla famiglia che hanno alle spalle, dagli stimoli che ricevono. Per quanto riguarda le scuole, c'è la tendenza ad abbandonare gli istituti specializzati in favore di un'istruzione che preveda l'inserimento in scuole normali. Ci sono molti aiuti anche da parte dello Stato belga e delle comunità linguistiche in questo senso e si possono avere indubbi vantaggi da un approccio simile. È tuttavia altrettanto vero che mandare un ragazzo non vedente in una scuola non specializzata pone dei problemi che non tutte le famiglie sono in grado di superare: i trasporti, il materiale adattato, ecc. E per questo ci siamo noi degli istituti che, se da un lato offriamo la possibilità di far frequentare ai ragazzi un percorso didattico specializzato per ciechi, dall'altro sosteniamo anche quelli che decidono di mandare i figli a scuola con ragazzi normodotati e li aiutiamo nella loro scelta fornendo assistenza e materiale".

Tornando al weekend in programma, molteplici sono le iniziative in calendario: "Per quanto ci riguarda - spiega Michael Huberty, amministratore dell'Istituto Herlin - faremo, insieme all'istituto Kasterlinden, un'esposizione di materiale specifico per la didattica e la mobilità: macchine da scrivere e display Braille, programmi per rendere accessibili i computer, scanner vocali, bastoni bianchi e sonori e altre attrezzature. Poi ci sarà una dimostrazione di torball, uno sport specifico per non vedenti, e della sua versione paralimpica, il golball. Come istruttori per far provare questo gioco ai vedenti, ci saranno appunto anche degli atleti che hanno partecipato alle Paralimpiadi di Pechino".

Ma il percorso cieco non sarà solo scuola e sport: "I nostri allievi - spiega Huberty - guideranno i visitatori in una mostra al buio, in cui si potrà rimanere sconcertati in quanto, non vedendo, verranno messi alla prova gli altri quattro sensi con esperienze gustative, tattili, olfattive e auditive nella più completa oscurità. Inoltre i ragazzi dei due istituti saliranno sul palco per esibirsi in spettacoli canori e di percussioni con djembè". Si potranno poi fare passeggiate in tandem bendati e ci sarà la possibilità di ascoltare un'audiodramma intitolato "les aveugles" (i ciechi) registrato dai ragazzi delle due scuole. Un vero e proprio cinema sonoro al buio per far capire come i ciechi vedono un film, con tanto di effetto Dolby Surround. (Maurizio Molinari)

(11 settembre 2009)