A scrivere è Stefano Pierpaoli, coordinatore nazionale di Consequenze.org, movimento culturale che pone al centro della sua attività il recupero di un rapporto sano tra le Istituzioni e l'universo artistico. Promotore delle visioni "accessibili" ai sordi e ai non vedenti promosse dal Festival, Pierpaoli apre nuovi scenari possibilità di cultura e accessibilità
ROMA - Una lettera per dire grazie agli organizzatori che hanno creduto nel progetto e per sottolineare quanto, con poco, è possibile rendere accessibile la cultura cinematografica anche ad un pubblico di disabili sensoriali. E' quella di Stefano Pierpaoli, coordinatore nazionale di Consequenze.org, network di cultura partecipata che intende recuperare "un rapporto sano - si legge sul sito - tra le Istituzioni e l'universo artistico". Protagonista, insieme a Laura Raffaeli (presidente dell'associazione non profit Blindsight Project), Pierpaoli ha contribuito in modo fattivo agli spettacoli serali del RomeFictionFest dotati di sottotitolaggio digitale per i non udenti e di audiodescrizione per i non vedenti.
In questa occasione, infatti, che l'organizzazione ha sperimentato ogni sera presso il multisala Adriano la proiezione di due film, per un totale di dieci titoli, sottotitolati in digitale per i non udenti e dotati di un sistema speciale di audioregistrazione per i non vedenti. Un successo insperato di pubblico e di critica ha aperto una riflessione sulla cultura accessibile e sulla fruizione, da parte delle persone con disabilità sensoriali, delle strutture ricettive quali cinema, teatri, parchi: disabitudine, barriere architettoniche, scarsa attenzione mediatica e comunicativa, le cause dell'allontanamento della disabilità dalla cultura.
"Si è appena concluso il RomeFictionFest 2009. Per la prima volta in Italia è stato offerta un'intera programmazione accessibile anche ai disabili sensoriali. Specialmente quella dei ciechi - scrive Pierpaoli - è una categoria di cittadini particolarmente discriminata ed esclusa da innumerevoli occasioni di socialità, presenza e partecipazione. Abbiamo raggiunto un successo insperato. Sapevamo che la novità di un'iniziativa del genere unita alla disabitudine di tanti disabili rispetto a un normale accesso ai luoghi dell'offerta culturale rappresentava un ostacolo non indifferente per la riuscita di questo avvenimento così innovativo e per certi aspetti rivoluzionario. Inoltre il problema della mobilità - continua Pierpaoli - ha costituito un enorme impedimento per molti disabili che come sempre non hanno mezzi a disposizione per muoversi autonomamente. Tuttavia le presenze sono state superiori alle attese e la sala 10 dell'Adriano è stata sempre piena, testimoniando l'ampia partecipazione di tutti i cittadini".
"C'è però ancora bisogno di crescere e di creare una maggiore coscienza nei confronti di coloro che vengono oggettivamente e quotidianamente discriminati. La stampa italiana - incalza infine - ancora non ha una sensibilità verso questo genere di progetti e aspetta l'imbeccata dall'alto per dare rilievo perfino a quella che ha significato un grande passo in avanti di civiltà e di cultura. L'associazionismo, nel suo complesso, risente ancora di un medievale spirito corporativo e verticistico che rende il rapporto con gli stessi associati e quindi rappresentati, assai legnoso e frammentato. Sono mali molto italiani - conclude Pierpaoli - che rallentano l'innovazione e impedisco un'integrazione sana e costruttiva. Esiste ancora un'evidente paura nel nominare la disabilità e nell'affrontare coerentemente il problema dell'accesso".
"Il segnale trasmesso da questa esperienza costituisce un valido punto di partenza per dar vita a nuove occasioni che procedano nella direzione tracciata dal lavoro svolto in questa occasione. Grazie a questo genere di iniziative si misura il grado di civiltà di una nazione, si verifica la consistenza culturale delle proposte e si determina la capacità di partecipazione della comunità. Un doveroso ringraziamento va all'intera organizzazione del Festival e alla Fondazione Lazio Audiovisivo per la collaborazione e la sensibilità dimostrata. Una cultura che esclude e che si preoccupa della sola esteriorità di una manifestazione - conclude infine Pierpaoli - compie un atto oppressivo e crea insicurezza e disvalore. Il messaggio che scaturisce da questa piccola e benefica rivoluzione attuata al RomeFictionFest va esattamente nella direzione opposta e genera i presupposti di una nuova stagione culturale".
Stefano Pierpaoli
Consequenze.org
(20 luglio 2009)




