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Inchieste

Tribunale Anffas. Odissea in ospedale, bambino down diventa disabile grave

Tribunale dei diritti Anffas: la storia di un bambino down ricoverato in ospedale per una sospetta bronchiolite. Fra incertezze, ritardi, dimissioni e nuovi ricoveri, il piccolo acquisisce una grave disabilità

medici a consulto

ROMA - Una vera odissea in ospedale, con una diagnosi di sospetta bronchiolite che prima si trasforma in sospetta broncopolmonite e poi diventa la certezza di una grave disabilità con tetraparesi, grave ritardo neuromotorio, epilessia e disfagia. E' la storia di Andrea, 5 anni e mezzo, arrivata all'attenzione del Tribunale per i diritti dei disabili dell'Anffas. Il sospetto dell'associazione è infatti che l'ospedale in cui il piccolo è stato ricoverato all'età di sei mesi, e che lo ha avuto in cura, abbia responsabilità nell'aver causato gravissimi e irreparabili danni alla salute del piccolo, compromettendone in modo definitivo la qualità di vita.

Il racconto delle vicenda spiega il motivo di questi sospetto. Andrea, al momento delle prime difficoltà respiratorie, è un bambino nato con sindrome di down e una lieve malformazione cardiaca, presto risolta con un intervento chirurgico presso un'ospedale di un'altra provincia rispetto a quella di residenza. A sei mesi gli viene diagnosticata una sospetta bronchiolite e viene ricoverato presso l'ospedale vicino casa. Viene rifiutato ai genitori il trasferimento nel Centro che lo ha avuto in cura subito dopo la nascita, e dopo alcuni giorni viene dimesso in uno stato clinico giudicato dai genitori non ottimale ed evidenziato nella cartella clinica come "febbre".

Andrea continua però a presentare difficoltà respiratorie, scatti e febbre, e i genitori - vista l'urgenza - si recano nuovamente presso il Pronto soccorso dell'ospedale dal quale era stato appena dimesso. Un sospetto di broncopolmonite è stata la prima valutazione, anche se con la lastra toracica veniva richiesto anche un elettrocardiogramma per un sospetto scompenso cardiaco. Trascorre un'ora ma il bambino continua a peggiorare: consulti fra medici, cardiologi e anestesisti e poi la decisione di acconsentire al trasferimento - richiesto ancora una volta dai genitori - al centro cardiologico dell'ospedale dell'altra provincia utilizzando il dipartimento di emergenza del 118 con elisoccorso. In codice giallo ("perché non rosso?", domanda oggi l'Anffas) il piccolo viene trasferito ben quattro ore dopo il suo arrivo al Pronto soccorso, con un ulteriore ritardo dovuto alla mancata compilazione di tutta la documentazione clinica. Nel prendere in carico il bambino, gli operatori del 118 dichiaravano gravissima la situazione temendo per la vita: ricoverato nel reparto di rianimazione, i medici lo hanno curato potendo poi solamente constatare la grave situazione di disabilità che aveva acquisito. (ska)

(7 ottobre 2008)

Anffas, quattro casi analizzati dal Tribunale dei diritti dei disabili

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