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Assistenza e protesi, un percorso a ostacoli. Attese e tanta burocrazia per le persone disabili

La denuncia in un rapporto Cittadinanzattiva presentato oggi a Roma. Dalla prescrizione al collaudo di un ausilio protesico, si arriva fino a 10 passaggi. Nomenclatore tariffario fermo a 12 anni fa, tante figure non coordinate. L'associazione: "Chi si occupa del cittadino?"

Centro Protesi Inail di Vigorso di Budrio

ROMA - Un percorso a ostacoli che può arrivare fino a 10 passaggi, dalla prescrizione al collaudo di un ausilio protesico, presso uffici e sedi diverse dell'azienda o di ditte fornitrici. E' quello che si può trovare di fronte in Italia un paziente che ha bisogno di una protesi. All'assistenza protesica e integrativa Cittadinanzattiva - in particolare con la rete del Tribunale per i diritti del malato e con il coordinamento nazionale dell'associazione malati cronici - dedica un rapporto dal titolo "Percorsi critici, qualità della vita e buone pratiche", che viene presentato oggi a Roma. Tra gli obiettivi dell'indagine, quello di fare una ricognizione mirata sui diritti di persone particolarmente fragili, spesso curate a domicilio, come soggetti con mielolesioni gravi, costretti su sedie a ruote, persone che soffrono di incontinenza, portatori di stomie, persone anziane o allettate sofferenti per questo di ulcere cutanee. Emergono aspetti "che meritano attenzione - sostengono i promotori - e azioni mirate da parte di cittadini, operatori, professionisti e istituzioni del mondo della sanità". La ricerca è stata condotta dall'Agenzia di valutazione civica, struttura interna a Cittadinanzattiva, ed è basata su 212 questionari compilati e raccolti in tutta Italia (35 dalla Lombardia e 30 dal Lazio, 2 da Umbria e da Trentino) nei mesi di aprile e maggio 2011grazie alla collaborazione di 12 associazioni, 10 delle quali afferenti al Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici, e Aism e Aislec.

Un volto troppo burocratico. Dal rapporto emerge che il Servizio protesi e ausili delle Asl interviene con una pura finalità autorizzativa, a valle di una prescrizione emessa da uno specialista. Il servizio, in un certo senso, si limita ad "apporre un timbro", ma con tempi e disagi notevoli per il cittadino, il quale ha bisogno di essere orientato, informato, assistito e guidato: come si dice in gergo, "preso in carico". Si rileva anche una grande eterogeneità nei modi di erogazione del servizio tra territori diversi, anche tra Asl della stessa regione o perfino tra uffici della stessa Asl collocati in distretti Differenti problemi che richiedono, dice Cittadinanzattiva, una maggiore informatizzazione. Nonostante questo, il 71% dei cittadini ritiene che complessivamente l'assistenza nei propri confronti sia stata adeguatamente "personalizzata" da parte della Asl (specie al Nord Ovest).

Nomenclatore tariffario fermo al 1999. L'erogazione di ausili avviene "in un sistema con caratteristiche anacronistiche - commenta Cittadinanzattiva - perché il Nomenclatore è fermo al 1999 e quindi non è adattato né alle innovazioni tecnologiche né ai prezzi di mercato, con la conseguenza di non consentire facilmente l'autorizzabilità di prodotti nuovi o di prevedere tariffe inadeguate (in alcuni casi troppo basse, con effetti penalizzanti sulle aziende fornitrici, o in alcuni casi troppo alte, con la conseguenza che il Ssn può pagare più di quanto pagherebbe il cittadino se andasse a comprarsi da solo lo stesso dispositivo). I Piani sanitari regionali spesso dedicano poco spazio a questo tema, indicando mere azioni di contenimento dei costi, o riportando principi generali di miglioramento dell'assistenza che non trovano però concreta definizione di azioni e strumenti precisi, tranne in alcune regioni più attente tra cui Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria.

Molte figure non coordinate. Un altro aspetto interessante è che il settore dell'assistenza protesica e integrativa vede la presenza di molti attori, ma all'interno di un quadro non governato: chi prescrive non è responsabile della fornitura e non segue le fasi di erogazione e utilizzo del dispositivo; chi autorizza, non vede il paziente, chi acquista i dispositivi si basa su quanto richiesto ignorando comunque le esigenze di chi deve realmente utilizzare i prodotti, chi produce e fornisce i beni vuole garanzie di accesso al mercato e tempi di pagamenti certi e riversa sui prezzi i tempi di pagamento; chi sostiene i costi vuole contenerne l'incidenza sul bilancio, sia esso aziendale o regionale. In tutto questo, si chiede Cittadinanzattiva, chi si occupa del cittadino? (ep)

(14 luglio 2011)

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