Gli ultimi due governi hanno disatteso le aspettative delle persone con disabilità: dalla Federazione italiana per il superamento dell’handicap l’invito a cambiare marcia, per passare dalla segregazione alla vita indipendente e all’inclusione sociale. Dieci richieste ai candidati premier: Convenzione Onu, Liveas e Lea, accertamento unico, scuola e lavoro, indennità e prepensionamento. Tutti i dettagli...

ROMA ? Dopo sette anni di fallimenti per la politica sui temi della disabilità è arrivato il momento di cambiare marcia. Obiettivo: passare dalla segregazione alla vita indipendente, dalla tutela delle categorie alla promozione dei diritti fondamentali, dall?integrazione all?inclusione sociale. E? un decalogo quello che la Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell?Handicap) presenta alla politica indicando gli elementi essenziali sui quali dovranno basarsi le misure da attuare nel corso della prossima legislatura, quella che prenderà il via con le elezioni del 13/14 aprile. E le parole d?ordine sono ormai conosciute: Convenzione Onu, diritto all?assistenza individuale esigibile su tutto il territorio nazionale, definizione dei LIVEAS (Livelli essenziali di assistenza sociale) sanitari e LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) in materia di disabilità, continuità didattica a scuola, Tavoli di confronto con ministeri e regioni ed enti locali, accertamento unico, nuovi strumenti di valutazione, effettivo diritto ad un lavoro, eliminazione barriere architettoniche con investimenti per l?autonomia e l?indipendenza delle persone con disabilità, aumento di indennità e pensioni, si al prepensionamento.
Secondo la Fish ?gli ultimi sette anni di governo, per le persone con disabilità sono stati anni di aspettative regolarmente disattese?: un vero e proprio ?fallimento della politica parlamentare? che se in teoria potrebbe far crescere il sentimento di antipolitica (?facile contrapporre la casta a persone e famiglie emarginate fino alla segregazione più disumana?) si concretizza nella realtà in una sensazione di sfiducia che sfocia ?nella rinuncia all?istanza di inclusione sociale?. La tentazione è cioè quella che si ritorni all?idea del farsi risarcire, della monetizzazione degli interventi, assumendo come dato scontato il fatto che ?le persone con disabilità sono solo un costo e un "freno" alla crescita della ricchezza del paese?. Ecco dunque che accade che non si riesca a ?completare il percorso di emancipazione con il progetto individuale, la vita indipendente, il posto di lavoro giusto, l?indennità e la pensione adeguata, la presa in carico come sistema di accesso e la giusta tutela alle persone sprovviste di tutela familiare e non in grado di rappresentarsi da sole?. In sostanza, non si riesce a ?compiere il salto da un sistema all?altro, dalla segregazione alla vita indipendente, dalla tutela delle categorie alla promozione dei diritti fondamentali e dall?integrazione all?inclusione sociale?.
Ecco allora le dieci proposte che le persone con disabilità e le famiglie che si riconoscono nella Fish presentano ai candidati premier alle elezioni politiche. In vetta c?è la richiesta della ratifica della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, da attuare nei primi cento giorni a partire dal disegno di legge già predisposto trasversalmente da tutti gli schieramenti politici: un?azione a partire dalla quale diffondere i diritti fondamentali e chiudere gli istituti, abrogando le norme del 1931 che li mantengono e contribuire alla chiusura anche di quelli esistenti nei paesi in cui è presente la cooperazione internazionale italiana. Di seguito, la predisposizione di ?un piano di azione nazionale, coordinato tra tutte le competenze istituzionali centrali e locali in un unico luogo istituzionale, in grado di attivare la raccolta di informazioni necessarie a realizzare politiche adeguate ai bisogni?. Ancora, l?istituzionalizzazione dei tavoli di confronto con le associazioni delle persone con disabilità e dei loro familiari ad ogni livello istituzionale, e in particolare con i dicasteri maggiormente interessati (Solidarietà Sociale, Salute, Istruzione, Lavoro, Trasporti e Lavori Pubblici) e le autonomie locali, in sede di Conferenza Stato-Regioni e Conferenza Unificata. Il quarto punto riguarda la riforma delle ?modalità di accesso ai diritti, semplificando il sistema in un unico luogo accertativo di presa in carico, che elimini le vessazioni delle decine di certificazioni e verifiche e che adotti nuovi strumenti di valutazione, come l?ICF (la Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, prodotta dall?OMS nel 2001), adeguati ai percorsi di inclusione sociale e che renda esigibile il progetto di vita di ogni persona: percorsi questi realizzati ? secondo la Fish - dalla regione Emilia-Romagna e in parte dal Veneto.
La quinta richiesta è quella di ?universalizzare il diritto all?assistenza individuale e renderlo esigibile su tutto il territorio nazionale, definendo i Liveas (Livelli essenziali di assistenza sociale) sanitari, e il loro incrocio Lea (Livelli essenziali di assistenza), almeno in materia di disabilità?. Tali parametri, secondo la Fish, devono ?garantire percorsi di vita indipendente e di assistenza alla persona, nella quantità e nella qualità necessarie, e il diritto di scelta, eliminando l?odiosa partecipazione alla spesa per persone tutt?ora discriminate nell?accesso alla produzione di reddito per sé e per la propria famiglia?. A seguire, i tradizionali campi della scuola, del lavoro e delle barriere: nell?ordine, dunque, ?assicurare la continuità didattica, legando il periodo di studi dell?alunno con disabilità a un unico insegnante di sostegno, inaugurando una nuova stagione del sistema scolastico e dei servizi territoriali, capaci di accogliere i bisogni dell?alunno con disabilità?, l?azione per rendere ?effettivo il diritto all?occupazione, attraverso la promozione di servizi di mediazione che operino per il superamento dello stigma dell?improduttività delle persone con disabilità, dominante nelle imprese pubbliche e private? e la ripresa di un percorso di ?investimenti per l?autonomia e l?indipendenza delle persone con disabilità, attraverso l?eliminazione delle barriere architettoniche nelle loro abitazioni e in ogni luogo di vita della comunità, attraverso il finanziamento della legge 13/89 con centocinquanta milioni di euro ogni anno, e attraverso la pianificazione di interventi pubblici con i fondi strutturali europei e il costante adeguamento alle nuove tecnologie del nomenclatore tariffario degli ausili e degli specifici programmi del sistema scolastico e dell?inserimento lavorativo?.
Infine, gli ultimi punti, a partire dalla richiesta di ?adeguare l?impianto compensativo della disabilità, della disoccupazione e del carico di assistenza ad un minimo vitale stabilito in seicento euro minimo per tutte le indennità, cinquecentosedici euro per le pensioni di invalidità?, cui si aggiunge l?approvazione del testo unificato sul prepensionamento approvato in Commissione Lavoro della Camera dei Deputati. Infine, la Fish sottolinea la necessità di ?operare sul terreno della comunicazione massmediatica e culturale per modificare lo stigma, a partire dalla doppia discriminazione delle donne con disabilità, e garantirne l?accessibilità a partire dalla Rai e dal Contratto di servizio pubblico?. (ska)
(9 aprile 2008)








