Il dibattito sul caso dell´uomo di Palermo che si è costituito dopo aver ucciso il figlio. L'improvviso clamore, l'informazione fornita dai media, il successivo silenzio. Fra blog e siti internet, le posizioni delle associazioni e il dibattito on-line
ROMA - A due settimane dall´omicidio a Palermo del figlio autistico, quando ormai l´episodio è caduto nel dimenticatoio mediatico in cui, inesorabilmente, sono relegati i fatti una volta persa la prima pagina, continua il dibattito su un caso drammatico che meriterebbe un altro tipo di attenzione da parte del mondo dell´informazione. I fatti. Il giorno 23 del mese scorso, Calogero Crapanzano, maestro in pensione di Palermo, uccide il figlio autistico di 17 anni e, subito dopo, si consegna alla polizia. Viene scarcerato dopo due giorni: per i magistrati non ci sono ragioni che giustifichino la custodia cautelare. Il drammatico fatto di cronaca conquista facilmente l´attenzione dei media. Sia TG1 che il TG2 trasmettono in prima serata un´intervista al padre omicida. Le dichiarazioni di Calogero Crapanzano sono lucide, raccontano i fatti senza enfasi, ma con stanchezza e rassegnazione. Dopo l´omicidio la moglie non ha perdonato il marito del terribile gesto ed ha abbandonato la casa. Ora l´uomo è totalmente solo.
L´episodio, eccezionale nella drammatica conclusione, ma comune al vissuto di tante famiglie che, spesso sole, devono affrontare quotidianamente le difficoltà e i problemi dell´avere un congiunto con gravi disabilità, sollecita l´intervento delle Associazioni che si occupano dei problemi delle persone disabili e delle loro famiglie. "Il genitore, il parente, il familiare sono e si sentono soli ? dichiara Gabriella D´Acquisto presidente di Anffas onlus Palermo e di Anffas onlus Regione Sicilia - preda, a volte, della fragilità sempre crescente della propria psiche, logorata, come la goccia logora la pietra, dal quotidiano che diventa ´per sempre´. Restiamo, da soci dell?associazione Anffas - Associazione Famiglie disabili intellettivi e relazionali - ma soprattutto come persone umane e cittadini, tremanti di sdegno e di commozione. Non entriamo nei dettagli della ´storia´, ma conosciamo, per la nostra vita vissuta e per l?attività associativa costante, la situazione generale dell?assistenza ai disabili e alle loro famiglie: leggi concettualmente ottime di fronte a un?attuazione fortemente o del tutto carente. Palermo non ha oggi un?efficiente rete di servizi di supporto alle famiglie e ai disabili".
Giovanni Marino,presidente di Angsa onlus (Associazione nazionale genitori soggetti autistici) punta il dito contro "gli altri colpevoli" di quello che definisce ?atto e non reato?. ?Il reato? ? dice ? ?lo ha commesso la società quando non ha provveduto, nel periodo dell?infanzia, ad organizzare servizi di diagnosi ed abilitazione appropriati, capaci di migliorare il grado di indipendenza e la qualità di vita di queste persone, ma poi non ha provveduto nemmeno ad organizzare adeguate strutture residenziali di accoglienza per gli adulti."
Meno di un mese fa, su queste pagine, riportavamo i dati di un´inchiesta della Coop. Sociale "Autismo e Futuro Onlus" sul carico che grava sulle famiglie al cui interno è presente un componente affetto da autismo. Dall´inchiesta emerge un forte senso di solitudine dei familiari (spesso i genitori): ben il 44,18% ritiene che nessuno si prenderebbe cura del figlio in loro assenza, mentre il 63,30% delle donne e il 53,90% degli uomini lamenta di non aver ricevuto dai medici mai o quasi per nulla informazioni su cosa fare quando i figli si comportano in modo problematico. In una situazione di emergenza per il figlio, il 69,77% dei genitori ritiene che sarebbe aiutato poco o per nulla dagli operatori. L´omicidio di Palermo appare come il tragico epilogo di questa situazione. Ma quanto si è parlato di tutto ciò nel trattare il fatto di cronaca?
Sul blog di Simone Ramella (dove è possibile anche vedere l'intervista del Tg1 a Crapanzano) si è aperta una vivace discussione sull´argomento e qualche intervento ha addirittura parlato di "licenza di uccidere" delle istituzioni, pur senza entrare nel merito della decisione della magistratura in merito alla scarcerazione di Calogero Crapanzano. In molti hanno lamentato la "solita" superficialità dei mezzi di informazione che hanno preferito, anche in questo caso, l´intervista sensazionale all´approfondimento critico, la superficie delle cose all´inchiesta sulle cause, lasciando così alla loro solitudine quanti il dramma della famiglia Crapanzano continuano a viverlo 24 ore su 24, giorno per giorno, 7 giorni su 7, 12 mesi su 12 e anno dopo anno. (Valentina Manco)
(8 luglio 2007)











