Novembre 2018

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«Da un grande potere derivano grandi responsabilità», diceva lo zio Ben a suo nipote Peter Parker, alias Spiderman. Come, quando e perché i campioni di Londra e di Rio si sono affermati sulla scena pubblica, diventando fonte d’ispirazione per tutti e non solo per le persone disabili

Antonella Patete

Solo negli ultimi dodici mesi la campionessa paralimpica Beatrice Vio, oltre ad aggiudicarsi una medaglia d’oro nel fioretto individuale ai campionati europei di scherma dello scorso settembre, ha condotto una trasmissione televisiva su Rai1, ha ispirato la protagonista di alcune strisce comparse su Topolino, ha doppiato la supereroina Voyd del cartone Disney Gli incredibili 2, è stata testimonial del fornitore di energia Sorgenia, della pasta Barilla e della campagna pubblicitaria di Toyota per sostenere lo sport olimpico e paralimpico. Non male per una ragazza di soli 21 anni, che si è fatta notare per le sue doti di schermitrice e per la grinta con cui, fin dal 2012 quando a soli 15 anni è stata tedofora per l’Italia alle Paralimpiadi di Londra, ha bruciato le tappe di una brillante carriera sportiva e non solo.

Bebe, come tutti la chiamano, è diventata talmente famosa e influente (non solo nel circuito chiuso dei social dove pure è presente in grande stile) da trasformarsi nell’icona di un successo “diverso” e forse più entusiasmante: quello di una ragazza che continua a tirare di scherma, a sorridere e a vivere malgrado la «sfiga» di una meningite fulminante che le ha portato via le braccia e le gambe all’età di soli undici anni. Tanto che il suo motto (e titolo del programma televisivo che ha condotto a partire dallo scorso autunno) “La vita è una figata” è diventato virale. Perché la sua esperienza, come quella di molti atleti del sempre più luminoso pantheon paralimpico, racconta delle sconfinate e sorprendenti possibilità del vivere. E diventa d’ispirazione per tutti, anche per chi non ha dovuto affrontare i colpi bassi di un destino che fin dalla nascita, ma più spesso nel fiore degli anni, ti pone di fronte alla sfida spiazzante di una imprevista e imprevedibile disabilità. Da alcuni anni, gli atleti paralimpici, o quantomeno alcuni di loro, sono diventati personaggi noti non solo per chi ama lo sport o frequenta, per una ragione o per l’altra, il frastagliato mondo della disabilità. Dopo l’ascesa di Oscar Pistorius e prima dello shock collettivo per l’assassinio della fidanzata Reeva Steenkamp, i volti di Bebe, Alex Zanardi, Oney Tapia, Giusy Versace, per dirne solo alcuni, ci sono diventati familiari. Li incontriamo ovunque, dai magazine di approfondimento ai rotocalchi, dal piccolo schermo della tv a quello ancora più minuto dello smartphone, dove rimbalzano da un social all’altro facendo incetta di like.

Ma quand’è che questa schiera di brillanti atleti è uscita dalla nicchia delle competizioni sportive per entrare in pompa magna sulla scena pubblica? Molti ritengono che a segnare lo spartiacque sia stata Londra 2012, quando i Giochi paralimpici raggiunsero il record di 2,7 milioni di biglietti venduti e 500 ore di trasmissioni televisive, il 400% in più rispetto alle Paralimpiadi di Pechino quattro anni prima. «Ma attenzione a non perdere la memoria», avverte Claudio Arrigoni, giornalista della Gazzetta dello sport, all’attivo dodici Paralimpiadi seguite per varie testate cartacee e televisive. «I Giochi di Londra sono stati solo il punto di svolta di un cammino iniziato molto tempo prima. Lo sport paralimpico, per come lo intendiamo oggi, è decisamente giovane. Nato nel 1948 come riabilitazione e sport terapia, ha vissuto successivamente tre tappe fondamentali: le prime Paralimpiadi di Roma 1960, Seul 1988, che ha se-

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Si tiene dal 20 al 23 novembre il Festival della cultura paralimpica, organizzato alla Stazione Tiburtina di Roma dal Comitato italiano paralimpico, insieme a vari partner tra cui Inail, Ferrovie italiane e Grandi stazioni. Tanti gli appuntamenti previsti: dagli incontri sull’evoluzione del linguaggio nel giornalismo sportivo alla mano bionica, ma anche presentazioni di libri, film e mostre per una kermesse dedicata ai mille volti dello sport paralimpico.

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