Novembre 2018

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CAMBIARE ORIZZONTE di Andrea Canevaro

L’eccezione e la regola

Com’è che molte volte confondiamo la regola con lo stereotipo? Una persona in carrozzina: ci sembra che la regola sia considerare quella persona come minimo sfortunata. Ma se dipinge, e bene, sarebbe l’eccezione. Come si sa, l’eccezione conferma la regola. E consolida lo stereotipo, se l’ipotetica persona in carrozzina e che dipinge bene è presentata o si presenta come eccezionale. Possiamo capire le sue ragioni: si affranca, riscatta la sua vita che era prigioniera della sfortuna, come l’abbiamo chiamata per semplificare.

Intrecciamo pregiudizio, stereotipo e immagine sociale. «Il concetto di uguaglianza è fondamentale. [...] Il fatto che si ragioni ancora a compartimenti stagni – “bianchi e neri”, “uomini e donne”, “eterosessuali e omosessuali” – fa capire come l’uguaglianza rappresenti una novità che deve essere ancora assimilata dalla società». Così, in un’intervista, Lilian Thuram, ex calciatore, nero, francese, più volte accolto in campo con “il verso della scimmia” (per dire che un nero è più scimmia che umano). Più o meno, il senso delle sue riflessioni dicevano e dicono che i tifosi erano il frutto di secoli di razzismo indotto come naturale. In questo ragionamento, chi si presume superiore diventa variabile dipendente, il contrario di superiore.

Vandana Shiva, studiosa indiana, scrive: «La diversità è il carattere distintivo della natura e il fondamento della stabilità ecologica. [...] La coevoluzione delle culture, delle forme di vita e degli habitat mantiene intatta la diversità biologica del pianeta. Diversità culturale e diversità biologica si tengono».

È il cuore del problema: le monoculture nelle nostre menti. Le monoculture nelle nostre teste ci fanno considerare le differenze dallo standard un inconveniente, uno scarto da buttare nella spazzatura. Paradossalmente, aumentano muri e frontiere. Esaltano l’eccezione, confermando la regola degli stereotipi.

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Nick Santonastasso: come diventare modello, speaker motivazionale e farsi seguire sui social

I suoi genitori gli hanno sempre instillato questa idea: non lasciare mai che il mondo ti dica cosa puoi o non puoi fare. E lui ha preso alla lettera questo consiglio. Così, grazie alla sua caparbietà, Nick Santonastasso, classe 1996, nato in New Jersey (Usa), è diventato prima un bodybuilder, poi uno speaker motivazionale – creando la Raw Mettle Motivations –, un modello e soprattutto una social star. Oggi ha un canale Youtube con 58.700 iscritti, la sua pagina Facebook è seguita da 48mila persone e su Instagram conta addirittura 421mila follower. Ha la sindrome di Hanhart, è senza gambe, gli manca un braccio, ma ha energia da vendere: fin da bambino ha sempre condiviso la sua storia, mostrando alle persone che chiunque può realizzare se stesso quando si hanno determinazione, forza di volontà e umorismo. All’epoca in cui era un teenager faceva degli scherzi vestito da zombie, pubblicando poi i video sul web. Con un corpo non certo perfetto, ha fatto del suo fisico il suo punto di forza. Grazie soprattutto allo sport.

«Voglio che le persone si rendano conto che la disabilità maggiore che si possa avere è una cattiva mentalità. Il modo in cui pensiamo, le paure, i problemi sono esperienze che ci scolpiscono. I momenti difficili e le cose che non vanno per il verso giusto vanno abbracciati, trasformati: dobbiamo imparare a estrarre positività da ogni situazione», scrive Nick Santonastasso sul suo sito internet. Per conoscere più da vicino questo vulcanico ragazzo: booknicksanto.com, oppure i canali social, Twitter compreso. [M.T.]

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