Novembre 2018

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Gruppi di sostegno: l’esperienza di Inail Venezia Terraferma

Ogni 15 giorni nel capoluogo veneto infortunati sul lavoro e familiari si riuniscono per condividere difficoltà e discutere soluzioni. Con una particolare attenzione al ruolo dei caregiver, che prestano aiuto ai loro congiunti

Elisa Lorenzetti Assistente sociale della Sede Inail di Venezia Terraferma

L’attività di Servizio sociale con gli infortunati e con i loro familiari porta alla rilevazione di importanti bisogni e sofferenze sul piano psicologico ed emotivo riguardanti il trauma vissuto e la nuova condizione di vita sopraggiunta. Bisogni legati a difficoltà relazionali in famiglia o di reinserimento nell’ambiente lavorativo, bisogni relativi alla sfera della sessualità, vissuti di ansia, rabbia, sensi di colpa e depressione, presenti sia negli infortunati sia nei loro familiari. Ci si può trovare di fronte a una vita completamente nuova: sia dal punto di vista della propria corporeità sia della relazione con gli altri. La condizione che crea più sofferenza è la sensazione di solitudine nell’affrontare i cambiamenti radicali in atto e le ripercussioni nella vita quotidiana.

Nella pratica di assistenza psico-sociale ed educativa, oltre agli interventi individuali di sostegno, è possibile attivare una forma di supporto di gruppo. È noto che tali gruppi promuovono l’idea di empowerment individuale e sociale, ovvero quel processo attraverso il quale gli individui diventano protagonisti della propria vita, esercitando su di essa il giusto controllo. La Sede Inail di Venezia Terraferma ha attivato, ad aprile 2017, un gruppo di sostegno socioeducativo, condotto dall’assistente sociale di Sede e co-condotto dall’assistente sociale della Direzione regionale, ritenendolo uno strumento efficace per far fronte ai diversi problemi che conseguono all’infortunio sul lavoro. Il gruppo di sostegno socioeducativo si può accostare ai più noti gruppi di auto-mutuo aiuto, con la differenza che nel primo c’è la presenza di un conduttore professionale ed esperto e, in questo caso, gli assistenti sociali Inail. A oggi il gruppo ha accolto 13 infortunati. Si riunisce una volta ogni 15 giorni per un’ora e mezza ed è un gruppo slow open, cioè è aperto a nuovi ingressi su moderazione del conduttore e non ha una conclusione predefinita: ogni soggetto può concludere la partecipazione in qualsiasi momento.

In questo contesto di presa in carico globale si è presentata la necessità di attivare un gruppo di sostegno anche per i caregiver, ossia i familiari di infortunati (coniugi, genitori, fratelli) che si prendono cura e forniscono assistenza ai loro congiunti. Nella nostra cultura, prendersi cura di un familiare con disabilità è un comportamento interiorizzato come un obbligo, un dovere, e in quanto tale è stato per molto tempo considerato normale e ineluttabile.

Dare assistenza a un familiare disabile, anche se si tratta di una scelta basata sul legame affettivo che unisce chi cura a chi viene curato, è un impegno molto gravoso e faticoso sia da un punto di vista fisico sia psichico. È un impegno solitario, perché riduce drasticamente il tempo libero e le possibilità di contatto con gli altri; drammatico, per l’interazione costante con la fatica e la sofferenza. A questo proposito, il gruppo di sostegno diventa uno spazio e un tempo dove potersi raccontare ed esprimere le proprie difficoltà, sofferenze e punti di forza. In questo periodo di attivazione dei due gruppi abbiamo potuto rilevare che in entrambi si è sviluppato un sentimento di appartenenza e di solidarietà tra i partecipanti, si sono ampliate le reti di relazioni interpersonali, si è rinforzata l’autostima e in generale appare migliorato il loro stile di vita.

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