Novembre 2018

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CULTURA

CINEMA/1

In carrozzina per gioco. O per amore

Paraplegici si nasce, si diventa e si finge anche di esserlo. In questo caso per tentare di conquistare una donna finita in carrozzina dopo un incidente stradale. Si basa su questo inganno la trama della pellicola francese Tutti in piedi, diretta e interpretata da Franck Dubosc, che firma anche la sceneggiatura e si cala nei panni del protagonista Jocelyn, mentitore seriale e cinico manager. Alla morte della madre, si mette sulla sua sedia a ruote mentre spulcia ricordi e fotografie, incontrando proprio in quell’istante la vicina di casa Julie, assistente domiciliare. Così inizia la finzione, pensando a una nuova e facile conquista da aggiungere alla sua collezione.

Ma la ragazza gli presenta la sorella Florence (Alexandra Lamy), violinista affermata già prima di diventare paraplegica e ora anche tennista. L’uomo d’affari si trova spiazzato davanti alla sua bellezza e intelligenza, ma non svela l’inganno e il gioco degli equivoci continua, perché alla fine la relazione inizia e teme di perderla svelando la verità, quindi chi è in realtà senza maschera. Seguono scene paradossali e anche caricaturali, che evidenziano barriere architettoniche e insieme stereotipi, come il viaggio a Lourdes dove andare a chiedere il miracolo della guarigione. Il lieto fine, quindi, non sembra scontato, anche perché Florence sta fingendo a sua volta di non aver scoperto come stanno le cose. «Tu non ti piaci, è per questo che ti nascondi», fanno notare gli amici a Jocelyn. Però sembra fin troppo facile mostrare che le persone con disabilità avrebbero una marcia in più nonostante il deficit fisico. «Lei respira più forte, vive più forte», dice il protagonista riferendosi a Florence, ma in effetti sta facendo i conti con la sua mancanza di autenticità: una debolezza che appartiene un po’ a tutti.

Dubosc ha dichiarato che l’idea del film è partita dall’esperienza personale di vedere la madre finire in carrozzina, con le barriere architettoniche che costituivano un ostacolo alle sue uscite nella vita quotidiana. Questo resta un tema sullo sfondo, perché prevale la storia d’amore fra i due che sa andare oltre le differenze fisiche. Con qualche ovvietà di troppo nei dialoghi e nella caratterizzazione dei personaggi. [L.B.]

Franck Dubosc, star delle commedie cinematografiche d’Oltralpe, firma la regia e la sceneggiatura del film Tutti in piedi, di cui è anche protagonista con Alexandra Lamy (nella foto a fianco)

Genitori a sorpresa di un figlio disabile

Sembra che i registi e gli attori francesi siano ispirati dalla disabilità. Dopo lo straordinario successo di Quasi amici nel 2011, si moltiplicano le commedie su questo tema. In Un figlio all’improvviso – scritto, sceneggiato e interpretato da Sébastien Thiéry, coregista con Vincent Labelle – i coniugi Prioux scoprono improvvisamente che il quarantenne sordo Patrick si è sistemato nel loro appartamento, millantando di essere il loro figlio e deciso a presentare loro la sua compagna Sarah, cieca. I presunti genitori sono costernati, perché ogni dettaglio sembra avvalorare la tesi che Patrick sia proprio il figlio. Forse si tratta di un mitomane o un manipolatore? O del frutto di una scappatella? Tratto dalla pièce teatrale Momo, successo di un paio d’anni fa al Theatre de Paris con 300 repliche interpretate dallo stesso Thiéry (che ha un fratello sordo), il film è stato stroncato dalla critica perché gioca troppo sui luoghi comuni. [L.B.]

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