Novembre 2018

Visualizza la pagina 16 di SuperAbile Inail di Novembre 2018 in formato .pdf

Usa i tasti direzionali avanti e indietro della tastiera per sfogliare la rivista

Scarica la pagina in formato .pdf

Scarica l'intera rivista in formato .pdf

Scarica Adobe Reader per visualizzare le pagine in formato .pdf

Chiara Ludovisi

«Sorridere, voce del verbo nonostante tutto»: sono trascorsi appena due giorni dall’incidente in moto che l’ha lasciata senza una gamba, quando Nina pubblica su Instagram questo post, accompagnato da un breve video in bianco e nero. Lei sorride e saluta, mentre prende confidenza con la carrozzina. Due giorni dopo, un altro video: Nina balla, sempre sulla sedia a ruote, la gamba e il moncone scoperti. «Non puoi decidere il tuo destino, ma puoi decidere come affrontarlo».

Nina Sophie Rima oggi ha 18 anni. Ne aveva 17 quando, ad aprile dello scorso anno, sotto un tunnel a Mentone (Francia), un terribile incidente in moto rischiò di portarle via, insieme alla gamba, il suo sogno più grande: diventare una modella. «Tutti mi dicevano che avevo un bellissimo taglio di gambe e proprio sulle mie gambe avevo puntato, affacciandomi al mondo della moda. Quando mi risvegliai dall’anestesia e mi ritrovai con mezza gamba in meno, mi girarono un po’!»: così scherza oggi, mentre racconta la sua vita e com’è cambiata. Ma ha scherzato fin da subito, perché «se non la prendi a ridere, troppe sono le occasioni per rimanerci male. Come tutte le volte che mi dicono che sono in gamba. Non fa ridere?».

Oggi, a un anno e mezzo dall’incidente, Nina è stata scoperta da Chiara Ferragni, contattata da diversi brand e case di moda e su Instagram ha oltre 75mila follower. «Prima dell’incidente ne avevo 700, al massimo 800». Aveva iniziato a collaborare con una casa di moda, che non esitò a chiuderle la porta in faccia quando la vide con una gamba e una protesi. «Per un attimo ho avuto paura di dover rinunciare al mio sogno. Poi sono tornata su Instagram e ho cominciato a pubblicare foto e messaggi. Inizialmente le persone mi scrivevano per incoraggiarmi e aiutarmi. A un certo punto, quasi all’improvviso, mi sono accorta che stavo iniziando io ad aiutare gli altri».

Ora Nina è a pieno titolo una influencer e sui suoi profili social alterna considerazioni sulla vita a messaggi pubblicitari. Nelle foto c’è sempre lei, in diverse parti del mondo, con la sorella o le migliori amiche e la protesi, che calza o brandisce per gioco.

Come ha fatto a sorridere e a scherzare già due giorni dopo l’incidente?
Non so esattamente cosa sia scattato in me. Posso dire però che avevo 17 anni e stavo prendendo delle strade sbagliate. L’incidente mi ha indicato la direzione giusta: vivere una vita sana e piena, perché può sfuggire in un attimo. Mi sono detta: «È solo un piede, metterò una protesi e potrò di nuovo camminare». E così è stato.

Come si è avvicinata alla protesi?
L’ho messa un mese dopo l’incidente e fin da subito mi ci sono sentita benissimo: inizialmente potevo tenerla solo una o due ore, ma io non l’avrei mai tolta. Era estate: mio padre mi consigliava di coprirla, di indossare pantaloni lunghi, ma io fin da subito la tenni scoperta: non l’ho voluta neanche ricoprire, mi piace lasciare il tubo metallico in vista.

Quanta importanza hanno avuto i social nella sua “riabilitazione”?
Moltissima. Devo molto anche a Chiara Ferragni, che ho conosciuto per caso, grazie a sua sorella: è stata colpita dalla mia storia, l’ha raccontata e così ha attirato su di me molti sguardi. Ho capito che se una porta si era chiusa, tante se ne potevano ancora aprire. Molto mi ha aiutato mia sorella, soprattutto mostrandomi la modella brasiliana Paola Antonini, che da quel giorno è diventata per me un esempio: ho deciso che sarei diventata la Antonini italiana. E secondo me ci sto riuscendo.

Quando ha avuto l’incidente, viveva al mare ed era aprile. È stata dura scoprirsi subito?
Le prime volte l’ho fatto per necessità: si moriva di caldo, non potevo stare con la protesi nera al carbone. Volevo buttarmi in acqua e dovevo per forza togliermi la gamba e tuffarmi. Sentivo qualche sguardo, ma non mi infastidiva più di tanto. In un modo o nell’altro striscio, gattono o saltello nell’acqua e passo le mie giornate in tranquillità. Ho un ricordo bellissimo, a proposito del mare: eravamo io e la mia migliore amica, non ce la faceva a prendermi in braccio per portarmi in acqua, c’erano le onde e non potevo saltellare. L’unico modo era gattonare, ma mi imbarazzava un po’: allora lei si mise carponi e gattonò insieme a me fino all’acqua.

Nelle sue foto, perfino il moncone diventa bello: qual è il suo segreto?
Semplice: l’importante è piacersi veramente. Se ti piaci davvero, è facile piacere anche agli altri. Io mi sento molto a mio agio senza gamba: credo che la mia disinvoltura e la mia ironia mettano le persone a proprio agio.

Un tempo il moncone e la protesi erano un tabù e venivano nascosti. Le cose stanno cambiando?
Sono ancora tabù, in effetti, ma piano piano aumentano le persone amputate che decidono di mostrarsi, perfino di esibirsi, grazie anche a personaggi come Paola Antonini e Bebe Vio. C’è una specie di community che sta costruendo una nuova visibilità delle amputazioni e delle protesi.

I suoi progetti futuri?
In questo momento sto lavorando con alcuni brand e poi... posso solo dire che mi vedrete presto in televisione.

Sopra il titolo un ritratto di Nina Sophie Rima: foto di Debora Guarino. Sotto il titolo immagini da Instagram

17