Novembre 2018

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corsa e non da fermo, l’Ipc decise di abbassare i percentili, ovvero le lunghezze delle protesi», spiega Arrigoni. «La ragione era una e molto semplice: da fermi gli atleti sarebbero apparsi più alti di quanto lo sarebbero stati sulle proprie gambe, alimentando proprio quell’immagine di superuomini che il Comitato non voleva incoraggiare. Perché dietro il successo di un atleta c’è soprattutto fatica, allenamento e sacrificio piuttosto che tecnologia avveniristica». E fantascienza. O super poteri.

Ma sempre di più atleti del calibro di Bebe Vio, Alex Zanardi, Assunta Legnante, Oney Tapia, Giusy Versace sembrano assumere le sembianze di supereroi pop delle contemporaneità. Magari loro ci scherzano, come Assunta Legnante che a Londra si è presentata con la maschera di Diabolik calzata sugli occhi e a Rio con quella del cattivissimo pagliaccio It, ma il mondo sembra proprio amarli per i loro super poteri e per le loro biografie che, piaccia o no, hanno qualcosa in comune con quelle dei supereroi della Marvel e della DC Comics.

D’altra parte, nella storia di un supereroe si nasconde spesso un evento traumatico e un super potere deriva altrettanto spesso da una vulnerabilità. Batman è un ricchissimo uomo d’affari che decide di combattere il crimine dopo aver assistito, ancora bambino, all’assassinio dei suoi genitori da parte di un ladro. Superman è stato inviato ancora in fasce sulla Terra dai sui genitori, che volevano salvarlo dall’esplosione del pianeta Krypton sul quale era nato e, per tutta l’adolescenza, ha nascosto le proprie abilità allo scopo di non sembrare troppo diverso dagli altri. Prima di essere morso dal ragno che gli avrebbe conferito i super poteri, Spiderman era un timido studente vittima dei bulli, che decide di schierarsi dalla parte della giustizia solo dopo l’assassinio dell’amato zio Ben da parte di un malvivente. E Daredevil, che ha perso la vista dopo essere stato investito da un carico di scorie radioattive che in cambio gli ha potenziato tutti gli altri sensi, deve vendicare il padre ucciso da un killer per essersi rifiutato di truccare un incontro di box.

E come i supereroi hanno in comune una dettagliata storia delle proprie origini in grado di spiegare in quale modo hanno acquisito i poteri che li distinguono dal resto della specie umana, così numerosi atleti paralimpici hanno pubblicato autobiografie e biografie che ripercorrono le loro storie personali, soffermandosi sulle circostanze drammatiche che ne hanno causato la disabilità e sulla successiva rinascita grazie all’impegno nello sport. Sono storie in grado di commuovere e di ispirare i lettori, non solo e non tanto per i successi sportivi, ma per la determinazione con cui, grazie anche alla forza travolgente dello sport, sono riusciti a rendere le proprie vite anche più ricche e interessanti di quelle di prima. D’altronde, come lo zio Ben Parker ricordava a suo nipote Peter, alias Spiderman: «Da un grande potere derivano grandi responsabilità».

«Lo sport, con o senza disabilità, rappresenta uno dei grandi luoghi della retorica, specie quando a vincere è un outsider», riflette Matteo Schianchi, storico della disabilità con un passato da sportivo che lo ha portato fino ai campionati europei e mondiali di nuoto paralimpico. «Così la narrazione costruita intorno agli atleti con disabilità si alimenta di contenuti umani e personali che di solito per gli altri atleti non sono necessari. A meno che non si tratti di outsider venuti dal nulla o con alle spalle una storia problematica. O a meno di non trovarsi di fronte a comportamenti fuori dal comune, come è accaduto per il giocatore di basket spagnolo Marc Gasol, fotografato la scorsa estate mentre

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Sulle teche del Musme le protesi dei campioni italiani. La gamba con cui Martina Caironi si è allenata per diventare la donna con protesi più veloce del mondo, il braccio usato da Bebe Vio per la scherma fino al 2013, la handbike con cui Alex Zanardi ha vinto l’oro alle Paralimpiadi di Londra 2012. Il mondo dello sport paralimico e delle tecnologie più innovative va in mostra al Museo di storia della medicina di Padova, che si arricchisce di un’installazione dedicata a sport, tecnologia e disabilità. Accanto agli oggetti-simbolo saranno esposte anche le video testimonianze dei tre protagonisti che raccontano la loro esperienza. Per ribadire che lo sport rappresenta uno strumento formidabile per la riabilitazione fisica e psicologica.

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