Ottobre 2018

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Michela Trigari

Matteo, 18 anni e la sindrome di Down, sta per partire per la Spagna. Ci resterà tre settimane e farà un tirocinio in un negozio di Granada. Frequenta l’Istituto professionale per i servizi commerciali “Luigi Einaudi” di Viserba (Rimini) ed è al suo primo Erasmus. Giada e Morena, invece, anche loro diciottenni e con un lieve ritardo cognitivo, sono rientrate da pochi mesi: la prima, che frequenta l’Istituto professionale “Ruffilli” di Forlì, è andata a Creta (in Grecia), a dare una mano in un centro diurno per anziani; la seconda, studentessa del Liceo delle scienze umane “Valgimigli” di Rimini, è stata in Lituania, esattamente a Panevezys, in un centro per persone con disabilità. «L’esperienza è andata bene e la rifarei senz’altro – racconta Giada –: la mattina aiutavo con i laboratori e in cucina, mentre il pomeriggio c’erano altre attività, per esempio qualche lezione di greco, una lingua difficilissima. Ma ho imparato a vivere da sola e a lavorare all’estero», precisa. Anche Morena si dice soddisfatta: «Ho avuto la possibilità di vedere un altro Paese e di capire come lì viene percepita la disabilità. Era la prima volta che stavo fuori casa per tre settimane: ero carica ma anche un po’ preoccupata. Fortunatamente è stata una bella esperienza». Entrambe, poi, hanno migliorato il loro livello di inglese.

Matteo, Giada e Morena sono tra gli 80 studenti con bisogni speciali beneficiari del progetto biennale “Tnt 2020”, promosso dal Centro di servizio per il volontariato di Rimini allo scopo di favorire la mobilità europea dei giovani in materia di istruzione e formazione professionale (conosciuto anche come Erasmus Vet, Vocational education and training). «È da dieci anni che Volontarimini offre questa opportunità a ragazzi che altrimenti non avrebbero la possibilità di sfruttarla: non solo studenti disabili o con disturbi specifici dell’apprendimento, ma anche a rischio di emarginazione sociale. Era un gap che andava colmato», spiega il direttore del Csv riminese, Maurizio Maggioni. In questi anni sono partiti per l’Erasmus, alla volta di mete che vanno dal Regno Unito alla Polonia, passando anche per Malta, la Svezia e la Turchia, circa 300 giovani con disabilità (quasi la metà di tutti quelli coinvolti): all’inizio in partnership con altri Centri di servizio per il volontariato di Emilia Romagna, Marche e Calabria, ora soprattutto in collaborazione con istituti professionali romagnoli e associazioni del territorio.

«I progetti, sei finora, sono personalizzati. I ragazzi partono in gruppetti di cinque-otto persone con due o tre accompagnatori: insegnanti, non necessariamente di sostegno, educatori o volontari. I partner stranieri che accoglieranno i giovani sono conosciuti: enti di formazione professionale, del Terzo settore o centri occupazionali per disabili; la soluzione abitativa va dalla famiglia all’appartamento fino all’hotel; le attività di tirocinio si svolgono soprattutto nei settori alberghiero, artigianale, commerciale e socioassistenziale. Un tutor del Paese

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Nella pagina a fianco, l’Istituto comprensivo San Giorgio di Mantova (foto Indire). In alto, alcuni ragazzi dei progetti di mobilità europea promossi da Volontarimini, in partenza per Londra.

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