Giugno 2018

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VISTI DA VICINO Neurodiversità e design

Soluzioni atipicamente utili

Dal gioco da tavolo per aiutare a comprendere i comportamenti sociali all’orecchino che spegne i suoni, fino al piercing (finto) che annulla gli odori. Sviluppati dagli studenti dell’Istituto europeo di design di Roma, dodici oggetti pensati per venire incontro alle esigenze delle persone nello spettro autistico

Michela Trigari

Sono come una specie di coperta di Linus. Dodici prodotti diversi – dall’orologio che emette luci e suoni tranquillizzanti al gilet gonfiabile che simula un abbraccio, fino alle carte e all’app per organizzare il tempo –, pensati per aiutare le persone autistiche a gestire le proprie emozioni, le relazioni sociali, gli aspetti sensoriali o quelli di pianificazione quotidiana. Gli oggetti fanno parte di “A come Atipico! - Design per la neurodiversità”, un progetto di ricerca sviluppato dagli studenti di Product design dello Ied (Istituto europeo di design) di Roma sotto la guida di Marika Aakesson, coordinatrice del corso e docente di Design per l’impatto sociale.

Soluzioni che sono il frutto dei bisogni espressi da chi di autismo se ne intende davvero: infatti il progetto è stato realizzato con Chiara Mangione, 55 anni, ex architetto, ora traduttrice di libri sull’autismo, curatrice della pagina Facebook “Asperger Tribe” dopo una diagnosi arrivata da adulta, insieme a Maria Hillan e Salvatore Bianca, genitori di un diciannovenne autistico che frequenta il liceo linguistico, attivi nell’associazione romana Divento grande, «onlus nata nel 2010 su iniziativa di alcuni papà, che ora riunisce 200 famiglie di ragazzi con disabilità relazionale e si occupa di sostenere le attività per l’accrescimento delle autonomie e delle abilità di questi giovani, come lo sport, l’ippoterapia, l’aiuto nei compiti, i campi estivi», dice Salvatore Bianca.

«Se qualcosa li disturba, i ragazzi autistici si agitano, urlano, perdono il controllo. Bisogna quindi insegnare loro a calmarsi, così come occorre che anche i genitori imparino a tranquillizzarli», commenta la moglie. Più orientato alle «difficoltà non disabilitanti», invece, il contributo di Chiara Mangione: «Con la giusta opera di informazione, sensibilizzazione e di lavoro su se stessi, una persona con Asperger

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