Marzo 2018

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si disputa in ottobre. Nonostante tutto ciò, questa disciplina mista, in cui giocano uomini e donne di tutte le età in quanto non esistono un settore femminile né uno giovanile per carenza di atleti, non fa parte della Federazione italiana sport paralimpici ipovedenti e ciechi (Fispic).

«Siamo nati in modo autonomo e siamo cresciuti attraverso il passaparola, ma evidentemente non basta. Aderiamo però alla Federazione italiana baseball softball e il Comitato italiano paralimpico ci sta aiutando a fare in modo che ogni squadra, spesso supportata dal Lion’s Club locale, diventi un’associazione sportiva dilettantistica», continua Malaguti.

A oggi le undici squadre che si contendono il titolo italiano sono: All Blinds Roma, Aquilone Red Sox Empoli, Blue Fire Cus Brescia, Cvinta Ravenna, Fiorentina Bxc, I Patrini Malnate di Varese, Lampi Milano, Staranzano Ducks (Gorizia), Thunder’s 5 Milano, Tigers Cagliari e White Sox Cvinta Bologna.

Ma quali sono le regole del gioco? Le squadre sono composte da cinque giocatori ciechi e da uno vedente. A quest’ultimo si unisce, solo nella fase di difesa, un altro giocatore che ci vede ma con funzioni di semplice assistenza. I due, nella fase d’attacco, fungono invece da suggeritori. Il campo è formato dal classico quadrato, più la parte dell’esterno sinistro del diamante. La prima base è sonora, così come la palla, e non c’è il lanciatore perché gli inning (cioè i tempi in cui è divisa una partita) cominciano con un’autobattuta. Il primo obiettivo del battitore è la seconda base, altra differenza rispetto al baseball tradizionale. E poi c’è tutta una casistica da tener presente, per esempio per evitare lo scontro tra i giocatori.

Al di là dei tecnicismi, «il baseball per ciechi porta con sé tutti i benefici dello sport e dell’attività fisica uniti all’acquisizione di una maggiore autonomia di movimento per chi lo pratica: il non poter usare nessun bastone o nessun cane guida, e il doversi affidare solo alla voce, ha effetti positivi anche fuori dal campo», evidenzia il commissario all’attività agonistica dell’Aibxc. E poi può contare su due personaggi famosi: lo scultore non vedente Felice Tagliaferri, ora troppo "vecchio" per giocare (classe 1969, ndr), e Arjola Dedaj, classe 1981, albanese naturalizzata italiana, che dopo alcune stagioni a Milano si è data all’atletica leggera portando a casa varie medaglie, la convocazione per i Giochi paralimpici di Rio nel 2016 e un oro nel salto in lungo ai Mondiali di Londra dello scorso anno.

Resta ancora un sogno per questo sport, un desiderio che per il momento resta solo un’utopia: «Poter partecipare alle Paralimpiadi – conclude Malaguti –. Tuttavia, grazie all’International Baseball Federation, ci stiamo lavorando».

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