Marzo 2018

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INSUPERABILI Intervista ad Andrea Caschetto

In viaggio con Azzurra

Dopo il successo del tour negli orfanotrofi di Asia, Africa e America Latina, l’ambasciatore del sorriso intraprende una nuova avventura on the road. Accompagnato da una strana amica, che non lo lascia mai. In un volume il racconto di questa incredibile esperienza

Antonella Patete

Ha difficoltà di lettura, un cervello che trattiene solo i ricordi collegati alle emozioni e oltre 200mila "amici" che lo seguono sulla sua pagina Facebook: stregati dall’energia positiva che questo 27enne siciliano riesce a infondere in ogni cosa che fa, dal primo viaggio in giro per gli orfanotrofi di Asia, Africa e America Latina al discorso che, esattamente due anni fa, ha conquistato le Nazioni Unite, dove era stato invitato in occasione della Giornata mondiale della felicità. Operato per un tumore al cervello all’età di 15 anni, Andrea Caschetto non si è dato per vinto. È riuscito a terminare la scuola e poi l’università, inaugurando successivamente la categoria dei "viaggi necessari": un turismo dell’anima, fatto di incontri e condivisione, che gli è già valso l’epiteto di "ambasciatore del sorriso". Dopo il successo del suo primo libro, Dove nasce l’arcobaleno (Giunti), in cui raccontava la malattia, la guarigione e il "viaggio delle emozioni" per portare il sorriso tra i bambini del mondo, a fine 2017 Caschetto è tornato in libreria con un nuovo volume, Come se io fossi te (Chiarelettere). Questa volta si tratta del resoconto di un viaggio sulle strade dell’Argentina, a bordo di una carrozzina chiamata Azzurra.

Come è nata l’idea di questo viaggio?
Dopo l’operazione alla testa ho vissuto un periodo sulla sedia a rotelle e non mi piaceva il modo in cui le persone si comportavano con me: avevano un atteggiamento di distacco nei miei confronti, mi guardavano in maniera strana, come se io fossi un alieno. Prima dell’operazione ero molto richiesto dalle ragazze, nel periodo della sedia a rotelle non mi si avvicinava nessuna. A me sembrava di essere lo stesso di prima, semplicemente seduto, ma non andavo più bene, ero diventato un extraterrestre.

Ci sono altre ragioni?
Il progetto di un nuovo viaggio è nato anche per via dei miei problemi di memoria. Ricordo solo le cose "assurde": per non dimenticare, ho bisogno di fare esperienze fuori dal normale. Perciò in passato ho realizzato il giro del mondo per gli orfanotrofi, un documentario girato e montato da un ragazzo non vedente e, infine, questo viaggio sulla sedia a rotelle in Argentina. Volevo studiare la reazione delle persone e spero che, attraverso la lettura del libro, possano cambiare lo sguardo e iniziare a usare la parola "pluriabile" al posto di "disabile": tutti noi, nessuno escluso, abbiamo la capacità di fare almeno due cose.

C’è di mezzo anche una ragazza, però...
Sì, una ragazza della quale ero innamorato in adolescenza: si chiama Azzurra e ha sempre avuto il sogno di andare in Argentina, ma non può andarci perché ora è sulla sedia a rotelle e non riesce a spostarsi con l’aereo. Ho fatto questo viaggio per lei e ho voluto chiamare la sedia a rotelle Azzurra.

Ma Azzurra non si è arrabbiata sapendo di essere stata identificata con la sua carrozzina?
Beh, intanto le ho cambiato il nome, perché venendo da una piccola città poteva sentirsi infastidita dal fatto di essere messa così al centro dell’attenzione. Per il resto, è stata la prima persona a cui ho portato il libro, che le è piaciuto moltissimo, nonostante l’idea iniziale fosse un po’ diversa: dovevo vivere h24 sulla sedia a rotelle. Volevo spiegare come viaggiare a chi non può camminare, ma poi mi sono reso conto di non poter insegnare qualcosa che io stesso non conosco e così ho trasformato la sedia a rotelle in una compagna di viaggio. Al tempo stesso ho cercato di far capire alle persone che incontravo come comportarsi con chi non cammina.

Voleva studiare la reazione degli altri rispetto a chi sta in carrozzina. Che cosa ha scoperto?
Come già avevo sperimentato dopo l’operazione alla testa, le persone si comportano in maniera diversa. Non dipende da loro, ma dal fatto che nessuno ti prepara alla sedia a rotelle. Però, dopo essere stato ospite in un

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