Ottobre 2017

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L’INCHIESTA Piccolo grande schermo

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bilità, ma un rifiuto più radicale del messaggio che la serie può veicolare a livello planetario. «Gli spettacoli che scelgono di trattare di disabilità sono spesso lodati per il solo fatto di occuparsi di questo tema, adducendo l’argomentazione che qualsiasi rappresentazione va bene, mentre le critiche degli attivisti per i diritti delle persone con disabilità vengono puntualmente ignorate», ha affermato in un articolo pubblicato nel 2010 su The Guardian S.E. Smith, scrittrice e giornalista californiana esperta nelle questioni sociali. A titolo di esempio viene citato Dream on , uno dei primi episodi della serie, nel quale Artie sogna di diventare ballerino. «Artie è stato forse mandato in una scuola di danza in carrozzina?», si è chiesta retoricamente l’autrice dell’articolo. «Certo che no. La commedia ricorre invece a un sogno con tanto di cura magica della disabilità per consentire a McHale di potersi esibire in un numero di danza. Non solo l’episodio risulta offensivo nei confronti dei tanti e talentuosi ballerini in sedie a ruote che si esibiscono in tutto il mondo, ma rappresenta un vero autogol per la serie. Poiché nel cast di Glee non vi è nessun attore in sedia a ruote, non vi è neanche nessuno che sappia come si balla in sedia a ruote».

Speechless, il volto tagliente della disabilità

Attesissima da mesi, lo scorso 12 maggio la prima stagione della serie Speechless ha fatto la sua prima comparsa su Fox Italia, appena otto mesi dopo la messa in onda sulla statunitense Abc. Scritta e ideata da Scott Silveri, già produttore esecutivo e sceneggiatore di Friends , la serie racconta le vicissitudini dell’esuberante famiglia Di Meo: madre, padre e tre figli di cui uno, J.J., affetto da una grave paralisi cerebrale infantile che gli impedisce di camminare e di parlare, se non attraverso un puntatore oculare. Brillante, sarcastica e a tratti velenosa, la serie utilizza con disinvoltura tutti gli stereotipi sulla disabilità, prendendosi sapientemente gioco della cosiddetta ispirazione motivazionale, ovvero quell’attitudine di tanta letteratura e tv contemporanea che, con maggiore o minore consapevolezza, propone le persone disabili ? spesso per il solo fatto di essere disabili e a prescindere dalle loro effettive qualità e competenze ? come esempio e fonte di ispirazione per i cosiddetti normodotati.

Il primo episodio si apre con uno dei leitmotiv principali della fiction: la caparbia e instancabile ricerca di

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