Agosto 2017

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CAMBIARE ORIZZONTE di Andrea Canevaro

Piccole novità che cambiano una vita

È un’esperienza abbastanza comune: a chi cresce con accanto tutti i giorni alcune persone, i familiari, sembra che sia sempre uguale. Arriva l’ospite saltuario, il parente, lo zio che viene qualche volta a trovare quella famiglia. Entra ed esclama: «Come sei cresciuto!». Le piccole novità non sono sempre rilevate da chi è vicino a una persona tutti i giorni. Ma producono cambiamenti. Con piccoli cambiamenti quotidiani una persona impedita nei movimenti esplora una propria organizzazione che le permette alcune azioni. La piccole novità sembrano invisibili e poco importanti, ma non è sempre così. Da una piccola novità che potrebbe sembrare trascurabile possono derivare cambiamenti tutt’altro che trascurabili.

Questa prospettiva può collegarsi all’effetto farfalla, che ha come padre lo scienziato Edward Lorenz. Che è anche considerato il padre della teoria del caos. Tale teoria è nata per spiegare le situazioni complesse, in cui un evento lontano può avere conseguenze ancor più lontane. Lorenz, che è morto novantenne a Cambridge (Massachussetts) il 16 aprile 2006, è stato scienziato e direttore del dipartimento di meteorologia presso il mitico Mit (Massachussetts Intitute of Technology). La definizione "teoria del caos" sembra adatta per capire come il cambiamento possa suscitare ansie. E possa essere trascurato proprio per questo.

Il cambiamento può suscitare ansie in chi lo vive in prima persona. Apre possibilità che cambiano la vita com’era pensata e conosciuta. Chi si pensava praticante sportivo in un certo modo scopre che potrebbe ancora esserlo, ma in un modo molto diverso. Muovo un dito come voglio io... e si apre una nuova vita. Ma è una vita diversa, e mi fa paura. Siccome il movimento del mio dito è un dettaglio, faccio finta di niente. Decido di avere il coraggio di prendere in considerazione il mio dito. Mi faccio delle illusioni? Forse no. Forse mi si apre una nuova vita... È un rischio. Una nuova vita è piena di rischi. Ma vale la pena...

moda

Hallel, baby top model con la sindrome di Down

Non è la prima, speriamo non sia l’ultima a diventare una piccola "grande" modella. Alla faccia della sindrome di Down. Hallel è una bambina israeliana di sette anni con trisomia 21. Sul profilo Facebook che la sua mamma le ha dedicato quando è nata, chiamato "Hallel mini supermodel", lei si presenta così: «Ciao, sono Hallel. Ho la sindrome di Down. Non sono la sindrome di Down, sono Hallel». Ma mai una definizione affettuosa scritta su un social network, pensata soprattutto per sensibilizzare la gente, si è rivelata più profetica: quest’anno, infatti, Hallel e altri coetanei con disabilità o bisogni educativi speciali hanno partecipato alle sfilate di moda della collezione estiva 2017 di Select Fashion, un marchio israeliano di abbigliamento per bambini. Tutto questo insieme a Beyachad, un’organizzazione che promuove l’inclusione delle persone disabili fin dalla tenera età.

«Spero che questo sia solo l’inizio di un normale processo evolutivo all’interno del settore della moda», ha dichiarato la madre Gabrielle Markowitz su The times of Israel .

Ma non era la prima volta che Hallel posava per uno stilista: lo aveva già fatto in una campagna video per Skye Green, una piccola boutique di abiti per ragazzi. «Era stato un successo, ma avevamo bisogno di qualcosa di più grande, di nazionale. Ogni genitore di un bambino con bisogni speciali sa che il proprio figlio è favoloso, ma lo devono sapere anche gli altri. E il mezzo più potente sono i media: la pubblicità, il mondo dello spettacolo, la tv, Internet».

Tempo fa la madre di Hallel aveva contattato alcune aziende ma senza ottenere grandi risposte: solo l’apparizione della figlia in un episodio di uno spettacolo locale. Per questo si è rivolta a Beyachad. «Il mio sogno ? conclude ? è vedere un enorme cartellone con un ragazzo disabile su Ayalon, la strada principale di Tel Aviv». Chissà che il suo desiderio non si avveri.

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