Agosto 2017

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RUBRICHE Lavoro

Il Jobs Act dei lavoratori autonomi. Cosa cambia

Al via le nuove tutele per i lavoratori autonomi e la disciplina del "lavoro agile". Nuove garanzie nella gestione dei contratti e maggiori tutele previdenziali in caso di malattia, infortunio e maternità

Giorgia Di Cristofaro

È stata pubblicata il 13 giugno scorso su La Gazzetta ufficiale la legge n. 81 del 22 maggio 2017 "Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato", nota come Jobs Act dei lavoratori autonomi. La nuova legge, articolata in 26 articoli, prevede al Capo I la tutela del lavoro autonomo. Le tutele, previste nella norma, dovranno essere applicabili nei confronti di tutti i rapporti di lavoro autonomo previsti al titolo III del libro quinto del Codice civile, inclusi i rapporti di lavoro autonomo che hanno una disciplina particolare (artt. 2222-2238 c.c.). Restano esclusi gli imprenditori e i piccoli imprenditori (art. 2083 c.c.). Il Capo II della legge, prevede invece disposizioni per incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi vita/lavoro con la promozione del "lavoro agile", quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato.

Di nostro interesse specifico sono alcune novità relative a congedi parentali, tutela della malattia, centri per l’impiego.

Tutela della malattia (comma 10 art. 8). La legge interviene sulla disciplina dell’indennità di malattia per i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata: si prevede che i periodi di malattia certificata come conseguente a trattamento terapeutico di malattia oncologica, grave patologia cronico degenerativa ingravescente o che comunque comporti inabilità temporanea al lavoro del 100%, siano equiparati alla degenza ospedaliera e, conseguentemente, viene estesa la prevista indennità.

Congedi parentali (comma 4 art. 8). Il comma 4 dell’art. 8 prevede per le lavoratrici e i lavoratori iscritti alla Gestione separata non titolari di pensione e non iscritti ad altre forme previdenziali obbligatorie, l’innalzamento del diritto al trattamento economico per congedo parentale per un periodo che, dagli attuali tre mesi, arriva a un massimo di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino, mentre precedentemente era entro un anno. Gli eventuali trattamenti economici per congedo parentale, già fruiti in altra gestione o cassa di previdenza, non possono complessivamente superare, tra entrambi i genitori, il limite complessivo di sei mesi. L’indennità pari al 30% della retribuzione è calcolata per ciascuna giornata del periodo indennizzabile.

Centri per l’impiego (art. 10). Nella legge si stabilisce che i centri per l’impiego e le Agenzie per il lavoro dovranno fornirsi, in ogni sede aperta al pubblico, di uno sportello dedicato al lavoro autonomo che assicuri l’accesso alle informazioni relative il mercato del lavoro anche stipulando convenzioni non onerose con gli ordini e i collegi professionali e con le associazioni più rappresentative sul piano nazionale dei lavoratori autonomi iscritti e non iscritti ad albi professionali. Tali attività di supporto dovranno essere garantite anche per i lavoratori autonomi con disabilità; i centri per l’impiego potranno avvalersi dei servizi per il collocamento mirato previsti dall’art. 6 della legge 68/99.

Ricordiamo che il decreto legislativo n. 150/2015 emanato in attuazione della legge n. 183/2014 (Jobs Act) ha operato un complessivo riordino dei servizi per il lavoro e delle politiche attive. L’articolo 18, comma 3, del decreto legislativo n.150/2015 prevede che le norme del Capo II si applichino al collocamento dei disabili, di cui alla legge n. 68/1999, «in quanto compatibili». Si ricorda che il Capo II del decreto legislativo n. 150/2015 riguarda «principi generali comuni in materia di politiche attive del lavoro».

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