Agosto 2017

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"Stile libero 3" , a Pesaro il reinserimento passa dal nuoto

Nato nel 2013 su iniziativa della Sede Inail, il progetto è giunto alla terza edizione coinvolgendo quattro assistiti, fra i quali anche un infortunato di Fano. Perché l’attività in acqua genera benessere e relazioni, oltre al divertimento

Denise Servadio Assistente sociale della Direzione territoriale Inail Pesaro e Urbino

L’attività in acqua con persone con disabilità non è solo sportiva e ricreativa, ma fa parte integrante di un progetto complessivo rivolto al benessere della persona. Il nuoto e il contatto con l’acqua consentono di sviluppare al meglio l’intelligenza e le possibilità di comunicazione, la capacità di vivere con gli altri in gruppo, accettando sé stessi e le proprie difficoltà. Questo è il presupposto dal quale nel 2013 è nato, su iniziativa della Sede Inail di Pesaro, il progetto "Stile libero", rinnovato in altre due edizioni, allargandosi anche alla Sede di Fano in quest’ultima edizione.

Il progetto coinvolge un piccolo gruppo di infortunati, all’interno di un corso che prevede l’accesso alla piscina comunale "O. Berti" del parco della Pace di Pesaro, dove gli utenti possono praticare nuoto libero affiancati da un istruttore. La frequenza dell’impianto pubblico, con vasche dedicate, ha favorito lo sviluppo di una maggiore motivazione e l’incremento della socialità dei disabili partecipanti, sollecitando negli stessi nuove passioni e desideri, in parte dimenticati.

Partito nelle prime edizioni con tre utenti, attualmente il progetto vede la partecipazione di quattro persone con grave disabilità (paraplegia), di cui tre della Sede Inail di Pesaro e una della Sede Inail di Fano. M.G., 44 anni, artigiano, infortunato a 32 anni, non aveva mai praticato nuoto prima; M.C., 49 anni, infortunato a 25, è sempre stato uno sportivo e in passato si è dedicato all’atletica leggera, per passare poi all’handbike, che tuttora pratica, e al nuoto; N.K., macedone 33enne, infortunato a 25 anni, dopo l’incidente ha sperimentato l’esclusione dal mondo esterno e la chiusura psicologica, isolandosi dalla vita collettiva, mentre il nuoto lo ha aiutato a riprendere una vita sociale soddisfacente; infine C.B., 34 anni, infortunato a 31 anni, sposato con due figli, non ha più ripreso il lavoro.

Gli obiettivi del progetto, quali il mantenimento e la crescita del benessere psicofisico, la partecipazione sociale e l’integrazione, l’accrescimento dell’autorealizzazione e dell’autostima, sono stati realizzati anche grazie al contatto tra persone di età e origini diverse, che hanno svolto e svolgono un’attività sportiva accessibile quale il nuoto. L’acqua, infatti, offre la possibilità di raggiungere benefici fisici e motori non realizzabili al di fuori di questo contesto; il movimento permette di acquisire autonomia e indipendenza: la persona in acqua può spostarsi e nuotare da sola, seppur affiancata da un istruttore. Quest’ultimo rispetta e soddisfa i bisogni e le motivazioni degli utenti disabili, e ha stabilito con loro un rapporto dialogico basato sulla capacità di creare un clima di gruppo positivo in cui si respira aria di collaborazione, sulla scelta di obiettivi legati alle specificità di ciascun utente.

L’esperienza collettiva non si conclude solo nello spazio/tempo delle lezioni settimanali, ma va al di là: i partecipanti organizzano spontaneamente, insieme al loro istruttore, altri momenti ludico-ricreativi dove ritrovarsi e mettere di nuovo a confronto le proprie diversità, attraverso un arricchimento reciproco.

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