Agosto 2017

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CINEMA/1

The rider, il lato fragile del cowboy

Ambientato nel South Dakota e basato sulla storia vera del protagonista, Brady Jandreau, The rider della regista Chloè Zhao mostra in maniera onesta il lato fragile del mondo dei cowboy. Non più gli eroi invincibili dei western americani, ma uomini esposti continuamente al pericolo di perdere la vita. Proprio come Brady, poco più che ventenne e già sopravvissuto a un terribile incidente durante un rodeo.

Il ragazzo che ora vive con una placca di metallo in testa, è diviso tra la passione di tornare a cavalcare e domare cavalli (mestiere in cui è un maestro) e la paura di finire come l’amico fraterno, Scott Lane. Anche lui, un tempo era un invincibile domatore di tori, ma oggi si ritrova tetraplegico, in un letto d’ospedale. Ogni volta che Brady lo va a trovare, vede davanti a sé il futuro ineluttabile della scelta suicida di tornare a cavalcare.

Ma può un cowboy smettere di fare ciò per cui è nato? Un animale ferito, nel mondo contadino, deve essere abbattuto, perché soffre e perché non può più fare il suo dovere. Un uomo dovrebbe, invece, saper andare avanti e scegliere la cosa più giusta. Il film non rivela fino alla fine cosa Brady deciderà di fare, e tiene lo spettatore col fiato sospeso ogni volta che sembra più vicina la scelta autolesionista. Come quando il ragazzo sfida a una gara di wrestling un giovane cowboy a cui ha appena regalato i suoi vestiti da rodeo: la spinta autodistruttiva è chiara ed è rivolta non solo verso se stesso ma anche verso tutto quello che non potrà più essere. Eppure rimane viva anche la speranza di una rinascita verso una vita diversa, ma allo stesso modo appagante. Una vita in cui la vera gara da vincere è quella di saper convivere con i propri limiti.

Nel percorso di Brady verso la consapevolezza intervengono di volta in volta diversi protagonisti. A cominciare dalla sorella, un’adolescente con un lieve ritardo mentale, a cui il ragazzo confessa le sue paure e da cui si sente realmente compreso, in un mondo fatto di uomini e sentimenti repressi. C’è poi il padre, che rimasto solo cerca di educare i due figli, ma si perde continuamente tra videopoker e bordelli, nonostante i problemi economici della famiglia. Ci sono gli altri cowboy che formano il mondo "machista", dove Brady è immerso, e in cui gli incidenti sono considerali eventi naturali: c’è chi è stato in coma, chi ha perso una mano, e chi non può più camminare. E infine ci sono i cavalli: i veri amici di Brady, gli unici con cui riesce a instaurare un dialogo fatto di sguardi, respiri, piccoli gesti. [Eleonora Camilli]

Diretto dalla giovane regista Chloè Zhao, di origine cinese ma trapiantata in America, The rider è stato presentato all’ultimo festival di Cannes. Il film è interpretato da attori non professionisti, che recitano la parte di se stessi: come Brady Jandreau e Scott Lane, due famosi cowboy dei rodei americani.

Zachary Gottsagen, attore con la sindrome di Down, interpreta se stesso

Sono iniziate negli Stati Uniti le riprese di The Peanut Butter Falcon , pellicola che racconta la storia di Zak, ragazzo con la sindrome di Down in fuga dall’istituto in cui vive per rincorrere il sogno di diventare un wrestler. Nel cast figurano anche celebri attori di Hollywood come Dakota Johnson e Shia LeBeuf nel ruolo di Tyler, un piccolo fuorilegge che diventa il coach di Zak e fra mille peripezie lo aiuta a raggiungere la scuola di wrestling di cui ha sempre desiderato essere un allievo. Nei panni del protagonista Zachary Gottsagen, attore americano nato con la trisomia 21 già interprete in Bulletproof nel 2012 e Becoming Bulletproof nel 2014.

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