Agosto 2017

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to provare con degli amici piloti ? racconta ?. Nel 2013 ho seguito il pilota di parapendio professionista Aaron Durogati tramite il livetracking, durante la gara Red Bull X-Alps. Mi ha appassionato tanto che non vedevo l’ora di poter seguire l’edizione successiva del 2015. Allora ho visto il decollo dei 32 piloti iscritti alla gara: in quel momento ho capito che era ciò che volevo. Tramite Aaron, ho conosciuto l’istruttore di volo Fabio Razore, che ha accettato di insegnarmi a volare. Un altro amico, che è fabbro meccanico, ha costruito la mia speciale carrozzina da volo. Anche il suo aiuto è stato fondamentale, perché per un progetto come il mio servono veramente molte persone di cui fidarsi».

Grazie a questa preziosa "sinergia", oltre che naturalmente alla sua determinazione, Marius ha dato forma al suo sogno e ha provato finalmente l’emozione del volo: «In aria provo questa sensazione bellissima di essere uguale a tutti e di poter vedere le montagne dall’alto ? prosegue ?. Anche quando guido l’auto non sento la mia disabilità, ma non è certo emozionante come volare», assicura.

L’impresa, però, non è certo facile: «La difficoltà maggiore è il decollo: in quel momento la carrozzina e la vela devono muoversi parallelamente e nello stesso tempo. Ma, una volta in alto, tutto è più facile e naturale. Dopo aver steso la vela correttamente, la carrozzina inizia a muoversi, consentendomi il gonfiaggio della vela stessa, la presa di velocità e il sollevamento da terra. E così inizio a volare».

La carrozzina, quella speciale costruita dal suo amico meccanico, entra in gioco nel momento del decollo e dell’atterraggio. Costruirla non è stato semplice. «Per realizzarla, siamo partiti dalla struttura di una handbike e l’abbiamo modificata ad hoc per questo nuovo utilizzo. Grazie a lei, riesco a fare quasi tutto da solo. In alcuni decolli è necessario l’aiuto di qualche pilota, mentre in altri sono in grado di fare tutto in totale autonomia: dipende dal tipo di terreno e dalle condizioni aerologiche». Per atterrare, invece, «lascio semplicemente correre la vela nella direzione che ho impostato: al momento del contatto con il suolo, le ruote funzionano come il carrello di un aereo e mi consentono di toccare terra con relativa facilità».

Memorabile è stato per Ganthaler il primo volo in termica, una tecnica utilizzata nella pratica del volo libero: «Potevo salire da una quota di 1.400 metri fino ai 2.500, sfruttando le sole forze della natura, con una vela e senza l’aiuto di nessuno. Ora la sfida è migliorare, poter volare con sicurezza maggiore a livelli più elevati. E magari coprire in volo una distanza di almeno 50 chilometri». E c’è da scommettere che Marius ci riuscirà.

Il primo pilota in carrozzina abilitato. Così descrive Ganthaler il suo istruttore, Fabio Razore: «Marius, 45enne meranese, con un passato di sportivo alle spalle, si presenta nella sede della mia scuola di volo, in sedia a rotelle. Appena lo conosco, mi rendo subito conto di quanto è speciale questo mio nuovo approccio istruttore-allievo. Dopo 27 anni di corsi e qualche migliaia di allievi passati sotto i ponti della mia Volo libero Alto Garda, con lui mi devo completamente rimettere in gioco. Inizia per noi una straordinaria avventura sportivo-umana: io ho il compito di insegnare a Marius a volare, lui quello di farmi rivedere da una nuova prospettiva ciò che per me era diventata una routine».

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