Agosto 2017

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gestire ? racconta la psicologa Michaela Fantoni ? l’idea di nuotare a Rio in un ambiente inconsueto, molto grande, con tanta gente e tanto rumore, e per gestire al meglio l’adrenalina».

Un format che ha funzionato, perché ognuno dei sette in Brasile ha poi vinto la sua sfida: Morlacchi con un oro e tre argenti, Ghiretti con un argento e un bronzo, Trimi con un argento, Berra con cinque record italiani in cinque finali, Talamona con due finali e un record italiano, Secci con un record italiano, Sottile con una finale e un record italiano. Una parte importante dello straordinario bottino che il nuoto ha regalato alla spedizione azzurra a Rio 2016.

Alternando racconti, primi piani e immagini subacquee, il docufilm ? prodotto da Monnalisa media&comunicazione e LivingMedia, sponsorizzato da Banco Bpm e presentato ufficialmente nelle scorse settimane nella nuova sede della Regione Lombardia ? permette di conoscere meglio la vita e il carattere dei sette: storie personali in cui incidenti e malattie non hanno avuto l’ultima parola. Il tutto con le musiche di Moby, Paolo Fresu, Kama, Tony Succar, Giorgieness, e le voci di Linus, Nicola Savino e Federica Pellegrini che partecipano alla narrazione.

Un viaggio per immagini, suoni e parole che si chiude con la scena del primo incontro, a Milano, successivo ai Giochi di Rio: «Oggi ci vediamo ? dice ai sette, nuovamente riuniti, l’allenatore della Nazionale Massimiliano Tosin ? per puntualizzare solo una cosa banale: si è chiuso un quadriennio, ora ne apriamo uno nuovo. Io voglio vedere la stessa attenzione al lavoro che ho visto in questi quattro anni. Ci saranno fatiche nuove. Da domani ricominciamo. E lo sguardo sarà su Tokyo 2020».

In alto, il regista Riccardo Barlaam con la locandina del docufilm. Qui sopra, Giulia Righetti, classe 1994: atleta di Parma, si dedica al nuoto paralimpico dopo un incidente con il trampolino elastico in cui ha perso l’uso delle gambe. Ha vinto una medaglia d’argento e un bronzo alle Paralimpiadi di Rio 2016. A pag. 40 Arianna Talamona, 23 anni, di Varese. Per la Nazionale di nuoto paralimpico ha partecipato a Rio 2016, ottenendo un record italiano. Nata con una malattia genetica ereditaria, racconta: «Ho imparato a crescere e ad amarmi grazie al nuoto: questo cambiamento l’ho voluto significare con un tatuaggio, raffigurante il pesce combattente, che ho fatto quando avevo 16 anni». È il simbolo che ha dato il titolo al documentario, disponibile per serate dedicate allo sport o alla disabilità; per richiederlo, basta fare riferimento alla pagina Facebook del film.

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