Agosto 2017

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SPORT/1 In acqua

Le stelle italiane del nuoto

Un docufilm racconta le fatiche di sette tra gli atleti più rappresentativi della Nazionale italiana di nuoto paralimpico durante la preparazione per Rio 2016. Ragazzi e ragazze che hanno unito le forze in un progetto comune chiamato "AcquaRio". E che ora guardano a Tokyo 2020

Stefano Caredda

Una piscina, sette ragazzi, un solo unico obiettivo. Con la fatica degli allenamenti, la preparazione certosina, la soddisfazione di vedere infine i risultati arrivare. Giorni, mesi e anni di lavoro in acqua che raccontano bene che cosa c’è e come ci si prepara a quello che per un atleta è l’appuntamento agonistico più importante: le Paralimpiadi. Tutto in 40 minuti, in un docufilm che ha il pregio non solo di farci conoscere più da vicino sette degli atleti più rappresentativi della Nazionale italiana di nuoto paralimpico, ma che ci consente di capire meglio quel lungo percorso, quotidiano e quasi anonimo, che porta un ragazzo o una ragazza fino al grande evento. Con le parole d’ordine che non sono solo impegno, tenacia, forza di volontà, allenamento, sacrificio, ma anche organizzazione, supporto, aiuto tecnico e psicologico.

I pesci combattenti è un docufilm ideato e diretto dal giornalista scrittore Riccardo Barlaam, che ha seguito il viaggio di preparazione verso Rio 2016 vissuto da Federico Morlacchi, Arjola Trimi, Giulia Ghiretti, Alessia Berra, Fabrizio Sottile, Arianna Talamona e Francesca Secci. Ragazzi con storie diverse che a un certo punto convergono per unire le forze e prepararsi al meglio. Un progetto innovativo, chiamato con evidente gioco di parole "AcquaRio", che ha visto le società sportive dei sette atleti mettere da parte campanilismi e gelosie per collaborare insieme: «Abbiamo messo in compartecipazione le risorse economiche e lo staff tecnico (allenatore, preparatore atletico, psicologa dello sport) unendo le forze per fornire ai ragazzi una preparazione ad alto livello tecnico», dice Daniela Colonna Preti, coordinatrice del progetto e presidente della Polha Varese, una delle società coinvolte. «Il resto lo hanno fatto i ragazzi, aiutandosi a vicenda sia in acqua sia fuori». Quartier generale è diventato Milano: allenamenti in piscina undici volte alla settimana, mattina e sera, per due ore e mezza; più tre volte a settimana in palestra. Preparazione atletica e insieme anche mentale, «per

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