Agosto 2017

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CRONACHE ITALIANE/1 Palermo

In atelier, per imparare un mestiere

Realizzano foulard, borse, ventagli, bambole di stoffa e calamite di ceramica. All’Istituto dei ciechi del capoluogo siciliano 18 giovani con varie disabilità stanno partecipando al progetto "Mi ci vedo work show". L’obiettivo? Trovare lavoro nelle aziende del settore

Serena Termini

Lavorano i tessuti e la ceramica come dei veri e propri artisti, anche se in erba. Sono 18 persone con disabilità diverse ? ciechi, ipovedenti, con sindrome di Down e di Williams ? coinvolte nel progetto triennale "Mi ci vedo work show", realizzato dall’Istituto dei ciechi "Florio e Salamone" di Palermo, in convenzione con l’associazione Un nuovo giorno e l’azienda del ceramista Nino Parrucca. I giovani partecipanti dipingono foulard, decorano borse e ventagli, realizzano bambole di stoffa e lavorano le calamite di ceramica. L’obiettivo ambizioso è quello di valorizzare le abilità manuali affinché possano acquisire delle competenze significative nell’ambito delle produzioni artistiche e artigianali.

L’associazione Un nuovo giorno, diretta da Antonella Macaluso, è già nota per la produzione delle "pupe", le bambole di stoffa realizzate dalle detenute del carcere Pagliarelli. «Questa volta abbiamo risposto al bando promosso dall’Istituto dei ciechi con grande interesse ? spiega la presidente ?. Con sorpresa in alcuni dei partecipanti abbiamo scoperto dei talenti straordinari, che cercheremo di valorizzare pienamente. Il progetto è finalizzato a insegnare loro un mestiere che, per i più meritevoli, in futuro potrebbe diventare un’attività vera e propria, magari anche attraverso l’inserimento in alcune aziende. Certamente possiamo dire che, se questi ragazzi vengono messi nelle condizioni di sperimentarsi, sviluppano delle autonomie e delle abilità che sono in grado di stupirci». E tra i giovani partecipanti c’è voglia di andare avanti con entusiasmo.

«Qualche tempo fa ? prosegue Macaluso ? abbiamo voluto esporre le loro produzioni, riscuotendo successo e commesse per fiere e mostre artigianali proposte dalla cittadinanza più attenta e sensibile. Anche le famiglie dei partecipanti al progetto sono state felici di scoprire i lavori realizzati dai propri figli».

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