Agosto 2017

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«Il trauma cranico porta a disabilità molto strane e colpisce funzionalità diverse ? riferisce la mamma Benedetta Castiglioni ?. Giovanni ha conservato una grande voglia di esprimersi con una sensibilità per certi versi aumentata dopo l’incidente. Non ha freni inibitori e lascia che le sue emozioni vengano fuori più facilmente, ma ha gravi problemi a ricordare e questo gli provoca un senso costante di disorientamento. Grazie a Laura Zabai siamo riusciti a dare forma al suo desiderio di comunicare con il mondo». Per un anno Giovanni e Laura hanno lavorato insieme alla stesura del libro. Giovanni scriveva la storia prendendo spunto dalla sua vita, Laura Zabai, laureata alla Libera Università dell’autobiografia, metteva ordine nei suoi pensieri sparsi e nelle sue emozioni. La forma narrativa scelta è quella del diario: il protagonista Tommaso è un adolescente pieno di vita che si trova improvvisamente a vivere la malattia e la morte di sua sorella Giada.

Per Giovanni il libro è stata l’occasione per rielaborare un lutto personale: la perdita della sua autonomia. «L’incidente è stata la cosa più brutta che mi potesse capitare. Ho scritto questo libro per dire a tutti che non bisogna mollare mai. Ci ho messo un anno di tempo e un sacco di fatica ? racconta ?. Penso che siamo tutti un po’ come Cristoforo Colombo: non sappiamo cosa scopriremo e se raggiungeremo la nostra stella. Io in questa occasione sono giunto al traguardo, ho trovato la mia stella».

Un passo alla volta, Giovanni e Laura sono riusciti a creare un piccolo romanzo, facile da leggere e allo stesso tempo di grande intensità. «Ci siamo visti e piaciuti subito. Con il consenso dei suoi familiari, che cercano con lui e per lui delle esperienze di crescita, abbiamo intrapreso un percorso di scrittura ? scrive Laura nel libro ?. Inventare dei personaggi ci ha consentito di sentirci meno vulnerabili ed esposti nel narrare, e quindi ci ha offerto l’occasione di cercare una maggiore profondità nell’esprimerci. Giovanni ha scritto con dedizione e impegno durante gli incontri di laboratorio, ma anche in autonomia. Mio è stato il compito, successivamente, di mettere insieme la ricca produzione, non sempre omogenea e coerente, con una storia che volevamo capace di emozionare». Il libro è stato pubblicato a dicembre grazie al Centro servizi volontariato di Padova: «In passato abbiamo aiutato Giovanni a trovare dei lavoretti ? racconta il direttore Alessandro Lion ?. Un giorno suo padre è venuto da noi e ci ha detto: "Mio figlio, che non è in grado di ricordare, ha scritto un libro. Non sappiamo se verrà mai acquistato da qualcuno e non abbiamo i soldi per stamparlo. Ci potete dare una mano?". Non abbiamo esitato un minuto, perché il nostro compito è quello di dare una speranza a ragazzi come Giovanni. Ad aprile il volume è stato presentato al pubblico ed è stato un successo».

Dove nascono le stelle? non è in vendita ma viene donato a chi desidera leggerlo, spiega la madre Benedetta: «È frutto di un percorso di Giovanni, che gli ha permesso di raccontarsi e riflettere su se stesso in una forma indiretta. Giovanni ha sempre bisogno di supervisione, fa fatica a essere autonomo nella produzione di qualcosa. Potrebbe svolgere attività complesse ma non riesce in quelle più semplici, come riconoscere un oggetto. È molto frustrante. Arrivare a pubblicare un libro è stato un risultato enorme».

Oggi Giovanni, che ha 25 anni, sta svolgendo un tirocinio in una cooperativa. «La sua più grande difficoltà è stata quella di affrontare una disabilità acquisita. Ha avuto una adolescenza bloccata a metà. Nonostante siano passati nove anni dall’incidente, gli riesce ancora difficile gestire le sue aspettative non più realizzabili. Ogni ragazzo immagina chi diventerà da grande. La disabilità ha cambiato i suoi programmi», continua Benedetta Castiglioni. In questi anni la famiglia è stata supportata dall’associazione Daccapo, preparata ad assistere persone che hanno subito un trauma cranico. «Siamo stati aiutati in un quotidiano non semplice da una vera rete di solidarietà fatta da amici, famiglie e associazioni. Hanno sempre avuto uno sguardo benevolo verso Giovanni e ci hanno anche permesso di fare qualche vacanza quando ne avevamo bisogno. Quello che abbiamo capito in questi anni è che da soli non ce l’avremmo mai fatta. Abbiamo imparato a chiedere aiuto, abbiamo parlato e condiviso le nostre difficoltà anche con un po’ di sfacciataggine. Questo ci ha permesso di mantenere una certa normalità familiare e soprattutto di non lasciare il nostro lavoro». E conclude: «Non abbiamo negato i cambiamenti che ci hanno inizialmente travolto, ma neanche ci siamo lasciati sopraffare. Quello che è successo a mio figlio è stata una ferita e allo stesso tempo un’esperienza profonda di umanità che ci ha fatto scoprire un modo diverso di guardare la vita. Siamo tutti cresciuti. Il libro è una soddisfazione e una rinascita per tutti noi».

Nella pagina precedente Giovanni Tinazzo, detto Giovis, durante la presentazione del volume lo scorso aprile a Padova. Accanto, la copertina del suo libro.

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