Agosto 2017

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EDITORIALE di Luigi Sorrentini Direttore Centrale Prestazioni Socio-Sanitarie, Inail

Prima cittadino che eroe. Storia dell’atleta che salvò la bambina

Valerio non è solo un ragazzo coraggioso, ma un cittadino responsabile e un atleta che quando si è tuffato in acqua per salvare la bambina sapeva bene cosa stava facendo

Disabilità ed eroismo sono due termini che sempre più spesso si trovano accostati nelle cronache dei quotidiani. Un binomio che alcuni ritengono stereotipato e qualche volta un po’ stucchevole, perché specchio di una società più brava a celebrare che a includere, più incline a creare eroi che cittadini. Ma a volte un gesto può, da solo, riportarci al significato autentico di una parola: eroe è chi compie azioni di grande coraggio a beneficio di altri, mettendo a rischio la propria incolumità. In questo senso Valerio Catoia, il 17enne con sindrome di Down di Latina che ha fatto molto parlare di sé lo scorso luglio per aver salvato dall’annegamento una bambina di dieci anni, può essere considerato letteralmente un eroe. Non ha infatti esitato a gettarsi in acqua per salvare una persona in pericolo, compiendo agli occhi dei più un’azione ancora più meritevole di stupore e apprezzamento, perché compiuta da una persona disabile.

Eppure a noi sembra che l’azione compiuta dal giovane non sia soltanto un gesto di eccezionale eroismo, ma l’espressione del senso di responsabilità verso la collettività di cui Valerio sente di essere parte integrante in virtù di un’effettiva inclusione. Perché Valerio non è semplicemente un ragazzo di grande coraggio e generosità, ma un cittadino responsabile e un atleta che nel momento in cui si è tuffato in acqua per salvare la bambina sapeva bene cosa stava facendo. Come si è presto scoperto, infatti, il ragazzo nuota da quando aveva tre anni e dall’età di undici si allena in una polisportiva che si muove nell’ambito della Fisdir, la Federazione italiana sportiva per le disabilità intellettive e relazionali. Sempre dalla stampa si è appreso che, nella sua carriera di sportivo, Valerio ha ottenuto molti successi a livello regionale e nazionale, mentre lo scorso anno ha fatto una dimostrazione di salvamento con manichino durante le prime Olimpiadi dedicate agli atleti Down, che si sono tenute a Firenze.

Subito l’impresa di Valerio è diventata popolare sui social e sulla rete, dove ha riscosso simpatia e ammirazione. E non sono mancati i complimenti del ministro dello Sport, Luca Lotti, né l’elogio del presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli, che ha detto: «Siamo orgogliosi del nostro atleta Fisdir che, a Sabaudia, con coraggio e altruismo, si è buttato in mare per salvare una bambina in difficoltà. Si tratta di una delle tante straordinarie storie che vedono protagonisti gli atleti paralimpici, spesso capaci di azioni di grande valore etico e sociale». Ci uniamo anche noi al plauso generale per il senso di responsabilità di un giovane che ha dimostrato di essere un cittadino prima che un eroe.

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