Agosto 2017

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ca di umanizzazione delle cure e delle terapie, si rivela necessario affiancare al "tocco medico-fisioterapico" ? aggiunge Tarlazzi ?. Lavoriamo sui gusti personali, sulla volontà delle persone con disabilità, che spesso passa in secondo piano».

Il primo laboratorio, "Ma come ti trucchi?!?", si è concentrato sulla cura della propria pelle e sul make up più adatto a mettere in risalto la propria bellezza naturale. Frutto di questo percorso, il video Vis-à-vis , realizzato grazie alla collaborazione della fotografa professionista Michela Benaglia, con cui Cdh e Tarlazzi hanno iniziato un lavoro dedicato all’immagine di sé attraverso lo strumento della fotografia. Vis-à-vis nasce con l’obiettivo di raccontare attraverso dei ritratti il senso più profondo del prendersi cura di sé: «Abbiamo accompagnato i ragazzi del centro sotto i riflettori. Li abbiamo truccati, acconciati e fotografati ? spiega la pedagogista ?. Ogni foto è divisa a metà: da una parte il nostro protagonista truccato, dall’altra la sua versione al naturale, come fosse davanti a uno specchio. Per arrivare a quel risultato abbiamo parlato molto di come ci si sente e di come ci si vede, del proprio corpo, dei propri desideri, delle proprie paure». Essere e sentirsi protagonisti della propria immagine, infatti, è un valido esercizio per la propria autostima e per la consapevolezza di sé: «È importante che si riconoscano come uomini e donne adulte, ognuno con la propria sensualità e sessualità. In Vis-à-vis vogliono presentare la migliore versione di sé, senza nascondersi e con una grande voglia di dire al mondo: "Questo sono io, vieni a conoscermi"». Prossimo passo: la realizzazione di un documentario, per dare la parola ai ragazzi.

In questi anni, sono molte le persone ? e le scuole ? che si sono avvicinate all’attività di Martina Tarlazzi, sempre nell’ambito del progetto "Make your smile Up": «A Pavia ho lavorato con un gruppo di ragazzi adolescenti con distrofia muscolare ? racconta ?. Hanno un grande desiderio di parlare di sé, perché stanno vivendo un passaggio doppiamente particolare: l’adolescenza, ma vissuta con una disabilità. Un impegno, questo, che ha coinvolto anche i genitori, che hanno bisogno di imparare a curare i propri figli senza essere invadenti». Il lavoro con i ragazzi della Uildm Pavia in un secondo momento si è fuso con un altro percorso, avviato con alcuni ragazzi e ragazze di una casa famiglia, con particolari fragilità dal punto di vista economico e sociale: «Per entrambi i gruppi rapportarsi con altri adolescenti è stato particolarmente utile». Insieme hanno osservato e commentato foto, alla ricerca di pregiudizi e stereotipi da smantellare. Poi è stato il momento di un laboratorio di make up: «Abbiamo valutato con ognuno i colori più adeguati, le sfumature adatte. Tra le ragazze della casa famiglia c’è chi lavora e chi è in stage: con loro abbiamo parlato di come, talvolta, il trucco possa essere volgare e non adatto a tutte le occasioni. Con altri siamo proprio partiti dalle basi, ovvero dalla necessità di essere puliti».

Uno dei lavori più recenti, poi, è quello condotto presso l’Istituto riabilitativo di Montecatone (Bologna) per ragazzi e adulti con una disabilità, in questo caso acquisita: situazioni molto diverse da quelle in cui con la disabilità ci si convive sin dalla nascita. «Il nostro "Laboratorio benessere e cura" è proprio parte integrante del percorso riabilitativo previsto dalla struttura. Questi ragazzi rimangono ricoverati uno, due, tanti mesi: devono recuperare la propria corporeità. Anche in questo caso lavoriamo con i genitori, che diventano caregiver da un momento all’altro. Durante gli incontri, ci siamo dati solo una regola: non si parla dell’incidente, ma solo di cose belle». A Montecatone, Michela Tarlazzi lavora con l’équipe educativa: «Insieme conteniamo il carico emotivo, trasmettiamo un’idea di cura troppe volte assente perché considerata secondaria e lavoriamo per promuovere l’autonomia. Perché oggi posso essere io a farti una maschera, un massaggio con un olio profumato o a pulirti gli occhiali sporchi. Ma da domani, lo dovrai fare tu». La truccatrice regista un aumento della sensibilità nei confronti di questi temi: «Anche alcune aziende hanno capito il senso del nostro progetto e hanno scelto di contribuire fornendoci il materiale che utilizziamo nei laboratori. È una bella soddisfazione: anche per questo non ci fermeremo e continueremo a promuovere le nostre attività. Crediamo nella bellezza, perché la bellezza originale e profonda salverà il mondo».

In questi scatti alcuni momenti dei laboratori per la cura di sé realizzati all’interno del progetto "Make your smile Up". Foto di Michela Benaglia

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