Agosto 2017

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SOTTO LA LENTE Te lo dico con un’app

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no ha il suo modo di esprimerle. Ed è unico. Proviamo a pensare alle persone che amiamo. Quanto conta nei rapporti di coppia la voce? Dei figli conserviamo il ricordo delle loro vocine, di come da piccoli dicevano alcune frasi. Ecco, ora immaginiamo di sostituire a queste voci così familiari una voce metallica: che cosa proviamo?

Julius Neumann, ex manager in una multinazionale di reti e telecomunicazioni, ha scoperto di essere malato di Sla una decina di anni fa. Da cinque utilizza un comunicatore artificiale: muovendo gli occhi compone su una tastiera la frase che viene poi pronunciata da una voce sintetizzata. Nel video promozionale con cui Nemo presenta l’app MyVoice, racconta che un giorno sua figlia, undici anni, le ha chiesto se quella voce che esce dalla macchina è la sua: «Fui invaso da una profonda tristezza. Non ci avevo mai pensato prima ? aggiunge rispondendo via mail alle mie domande ?. Ero così contento di potermi esprimere senza troppa fatica che alla mia voce non pensavo proprio. Addirittura ho fatto installare una voce inglese oltre a quella italiana già presente. E la voce inglese è femminile, perché era disponibile solo quella». Quella domanda spontanea e sincera «mi ha fatto pensare che mia figlia mi ha conosciuto solo parzialmente. Spesso di una persona si ricorda la voce più di quello che ha detto. Mi rendo conto di quanto sia difficile esprimere i propri sentimenti con una voce monocorde».

Nato a Rugby, vicino a Birmingham, da «sangue polacco e italiano», Julius oggi è sposato con Beatrice, keniota (ma conosciuta a Milano) e ha due figlie di undici e nove anni. «Gli studi e il lavoro mi hanno spinto a viaggiare un po’ ovunque e a vivere in Gran Bretagna, Italia, Stati Uniti, Portogallo, Francia e Kenya. Mi considero un uomo fortunato perché le mie esperienze mi hanno portato a conoscere persone, culture, lingue e modi di vita diversi. In famiglia siamo tutti bilingue e la lingua che usiamo a casa è l’inglese. La voce ha sempre avuto un ruolo fondamentale nell’espressione di sentimenti e stati d’animo nelle cinque lingue che ho usato: italiano, inglese, francese, portoghese e spagnolo». Una voce che Julius ricorda «espressiva» e che se ne è andata un po’ alla volta. «Parlare diventava sempre più difficile e la mancanza di fiato lo rendeva un processo molto faticoso. Quindi parlavo sempre meno. Nel 2012 ho iniziato a usare il comunicatore». Se potesse tornare indietro, utilizzerebbe l’app MyVoice per fissare per sempre «frasi d’amore e di tenerezza verso mia moglie e le mie figlie».

L’idea di salvare la voce dei malati di Sla nasce negli Stati Uniti. John Costello, direttore del programma di comunicazione aumentativa alternativa del Children’s Hospital di Boston, ha infatti coniato i concetti di Message banking e di Voice banking . Inizialmente Costello faceva registrare ai bambini, che dovevano essere sottoposti a interventi chirurgici molto invasivi, delle frasi

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