Agosto 2017

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INSUPERABILI Intervista a Nicoletta Tinti

Dritto al cuore della danza

Con la sua raffinata performance ha conquistato il pubblico di Italia’s got talent su Sky Uno e Tv8, e da allora è stato impossibile dimenticarla. Ma la vita dell’ex ginnasta olimpionica inizia molto prima e presenta tante identità. Tutte da scoprire

Marta Rovagna

Ingegnere civile, ex campionessa olimpionica, ballerina, Nicoletta Tinti non rientra perfettamente in nessuna di queste "etichette". Ama sperimentare, crescere, giocare con i limiti (fisici ma non solo) e si rimette continuamente in discussione. Lo ha certamente fatto dopo l’incidente e l’ernia che le ha immobilizzato le gambe, ma da allora per lei questa è una pratica quotidiana. Nei suoi 36 anni ha imparato una cosa: la bellezza è l’energia che sprigiona la persona; il resto, il corpo, è solo un involucro. Per reagire alla sua nuova condizione ha smesso di guardarsi allo specchio e si è guardata dentro: Nicoletta era ancora lì, intatta e pronta per un nuovo modo di essere. Con la sua amica Silvia Bertoluzza si è fatta notare alla finale dell’edizione 2017 di Italia’s got talent, lo show televisivo in onda su Sky Uno e Tv8 .

In quale momento della sua vita è arrivata l’ernia che ha provocato la paraplegia?
Questo grande cambiamento è arrivato in un momento della vita in cui avevo costruito già abbastanza: mi stavo per laureare e avevo una relazione da più di dieci anni con una persona con la quale si parlava già di famiglia. La paraplegia è arrivata come una bomba. La prima reazione è stata la paura del futuro, quello che avrei dovuto affrontare, alternata a momenti di disperazione. Poi però ho trovato una chiave: sapevo bene cosa ero prima, più che guardarmi allo specchio in quel primo periodo mi sono guardata dentro, per ricordarmi chi fossi e chi ero ancora. La disciplina e la fatica imparate con lo sport sono state strumenti fondamentali per reagire.

Quali sono stati i cambiamenti principali nella sua nuova vita?
I cambiamenti quotidiani sono stati enormi: ho dovuto reimparare a stare al mondo. Il momento più difficile è stato quando sono uscita dall’ospedale, sei mesi dopo l’incidente. La prima difficoltà incontrata è stata proprio la reazione degli altri alla mia paraplegia: alcune persone non sono riuscite a starmi accanto, non hanno accettato la nuova Nicoletta. È stato un dolore, questo, molto più forte dell’ernia espulsa e delle gambe che quella mattina, al risveglio, non ho sentito più mie.

E quali obiettivi si è data "rientrando" nel mondo?
L’obiettivo principale era portare a termine il mio percorso di studi: in nove mesi ho finito gli ultimi due esami e mi sono laureata in ingegneria civile. Quasi subito ho trovato lavoro; la mia vita si alternava tra fisioterapia e ufficio, ma il mio pensiero principale era come recuperare l’autonomia.

Com’è cambiato il rapporto con lo sport?
Sono stata membro della Nazionale di ginnastica ritmica ai Giochi olimpici di Atlanta, poi con l’università ho rallentato gli allenamenti per concentrarmi sullo studio. A Firenze, dove ho frequentato ingegneria, mi sono avvicinata alla danza che ho praticato per quattro anni. Dopo l’incidente ho sperimentato diversi sport per scoprire il

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In alto, Nicoletta Tinti durante uno spettacolo al teatro Vela di Varese; foto di Caterina Ciabatti

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