Agosto 2017

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L’INCHIESTA Io abito qui

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ne personale, della preparazione e somministrazione dei pasti, sotto il monitoraggio di una psicologa e di un’educatrice.

«Il nostro dramma come parenti era il dopo di noi ? spiega Assunta Tomassone, sorella di una delle tre persone che abitano in via Cenni ?. Per questo abbiamo voluto ricreare una dimensione familiare, un contesto dove i nostri cari fossero liberi di invitare qualcuno, uscire da casa e rientrarvi come fanno tutti, creare rapporti di vicinato. In queste micro-realtà è possibile, con qualche adattamento e l’aiuto della tecnologia, riuscire ad accudire anche disabilità gravi in un ambiente dal sapore domestico.

E anche Massimo, Franco e Cristina se ne sono accorti: hanno acquistato maggiore consapevolezza, sono più forti, più solidali tra loro, più sereni». Ma la Fondazione Don Gnocchi ha anche un’altra storia da raccontare: «Quella di un nostro collega in carrozzina che lo scorso gennaio è uscito dalla residenza sanitaria per disabili dove era ospite per andare ad abitare da solo grazie ai fondi per la vita indipendente del Comune di Milano», chiosa Elena Morselli, responsabile del Servizio socio-educativo della fondazione.

Vita in condominio. Sempre nel milanese, a Cassano d’Adda, c’è una realtà abbastanza particolare. Una sorta di "terra di mezzo", a metà strada tra la comunità-alloggio e l’appartamento protetto, perché nei suoi quattro piani, che accolgono una quarantina di persone, vengono ospitati entrambi. Si chiama "Con-dominio sociale" ed è gestito da Punto d’incontro, una cooperativa targata Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettivo relazio-

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Lavori in corso: e spunta il Sud

Progetti futuri in dirittura d’arrivo o ai blocchi di partenza. Se, sempre sotto le Due Torri, in settembre prenderanno possesso della loro nuova casa gli inquilini de "L’Oasi", un esperimento di cohousing per persone disabili con sette mini-appartamenti senza barriere e ampi spazi comuni situati in un palazzo di proprietà dell’Asp Città di Bologna, in Sicilia sta muovendo i primi passi "La casa di Toti", una masseria di Modica (Ragusa) voluta dalla mamma di un ragazzo autistico. Sarà un po’ abitazione e un po’ albergo: infatti ospiterà e farà lavorare alcuni ragazzi con lievi ritardi cognitivi, che vivranno insieme impegnati a gestire una struttura turistica etica. Il cantiere è partito nove mesi fa, ma i giovani hanno già frequentato i primi stage formativi. Nel Mezzogiorno, infatti, non sono molte le esperienze di questo tipo. Ma grazie ai finanziamenti della Fondazione con il Sud qualcosa sta cambiando: vicino a Caltanissetta, infatti, c’è un progetto sul dopo di noi dell’Associazione disabili di San Cataldo per l’apertura di una comunità residenziale gestita per lo più da persone con disabilità lieve che, attraverso un’apposita formazione, acquisiranno le competenze necessarie per prestare un’assistenza di base agli ospiti un po’ più gravi di loro . [M.T.]

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