Giugno 2017

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L’INCHIESTA Chi fa da sé

Invenzioni povere per un mondo ricco di idee

Loro l’hanno risolto così. Con soluzioni fai-da-te pensate e spesso realizzate dalle persone disabili, artigianato digitale per bisogni speciali, fiere e concorsi che premiano le idee prodotte con poco. Ma dietro ogni invenzione c’è sempre un bisogno, una persona, una storia

Michela Trigari

S torie di ausili e creatività. Ovvero soluzioni semplici e fai-da-te spesso pensate o realizzate dalle stesse persone disabili. Oppure artigianato tecnologico per bisogni speciali, con start-up, fablab (laboratori di autofabbricazione informatica collaborativa e condivisa) e sviluppatori a vocazione sempre più solidale. E poi: fiere di settore e concorsi nazionali che premiano le idee prodotte con poco, meglio ancora se a basso costo e a chilometro zero. Come per esempio Maker Faire Rome (la manifestazione organizzata da Innova, l’incubatore della Camera di commercio di Roma per l’innovazione), i contest #MakeToCare e #TechCare indetti dal gruppo farmaceutico Sanofi, il concorso Ausili creativi dell’Istituto di riabilitazione di Montecatone (sulle colline di Imola, in provincia di Bologna), il premio Cuore digitale: tutte iniziative di cui si aspetta l’edizione 2017.

Che le persone disabili, insieme ai loro amici o parenti, si siano sempre arrangiate per facilitarsi la vita non è una novità. Ne avevamo già parlato su SuperAbile Inail nei numeri di febbraio 2013 e maggio 2015. Quello che è cambiato in questi ultimi anni è che l’invenzione fatta dal nonno o dal vicino di casa in garage o in cantina è diventata sistema: un vero e proprio movimento che mobilita un piccolo esercito di progettisti professionisti, oltre i semplici appassionati. Tanto da attirare l’attenzione di associazioni, fondazioni, centri di riabilitazione, aziende e manifestazioni. Non una moda passeggera, ma una rete informale in continua crescita. Dietro un’invenzione, però, c’è sempre un bisogno, una persona, una storia: singola o collettiva che sia, non ha importanza.

Slobodan e il suo "Reed". Appassionato di sport, motori e informatica, «lavoravo come programmatore al ministero delle Finanze della Bosnia Erzegovina fino a quando, nell’agosto del 2012, un incidente stradale mi ha costretto a rivoluzionare la vita che avevo vissuto fino a quel momento». È stato per questo che Slobodan Miletic, classe 1985, ha cambiato Paese, professione e prospettive. È venuto a vivere in Italia, vicino a Modena, per motivi di cura, e ora ha fondato Rehabventure, «una piattaforma online, operativa tra agosto e settembre prossimi, che si prefigge di connettere tutto il sistema riabilitativo ? pazienti, medici, centri e strutture ospedaliere ? così da offrire i servizi necessari a massimizzare l’efficacia delle cure e il potenziale di recupero per paralisi e malattie neurologiche», racconta.

L’anno scorso ha deciso di partecipare al concorso Ausili creativi, organizzato da Ospedale di riabilitazione di Montecatone, Fondazione Montecatone onlus, Associazione paraplegici e medullolesi Emilia-Romagna e Vignola (Apre), Centro regionale ausili "Corte Roncati" di Bologna, cooperative sociali Axia e Anna Guglielmi ? un contest, ormai alla terza edizione, nato per dare spazio a soluzioni nuove, semplici ed economiche, ideate da persone con disabilità per soddisfare le proprie esigenze quotidiane o anche quelle degli altri ?, e l’ha vinto. Il suo "Reed", un tutore di plastica in grado di stabilizzare le dita di una persona tetraplegica mentre utilizza il computer, lo smartphone, il tablet e le altre apparecchiature che funzionano con il touch-screen, è arrivato primo. «L’ho pensato per me e lo uso ogni giorno», dice, ma, essendo facile da realizzare, tutti pos-

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A fianco, Nicholas Caporusso e il suo "dbGlove", vincitore del contest #MakeToCare lanciato da Sanofi all’interno di Maker Faire Rome. Sopra, Slobodan Miletic, primo classificato al concorso Ausili creativi 2016, organizzato dall’Istituto di riabilitazione di Montecatone.

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