Marzo 2017

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CAMBIARE ORIZZONTE di Andrea Canevaro

Con gli altri o senza gli altri?

Chi ha avuto un infortunio può ritenersi ormai solo un infortunato? Non è così, e lo spieghiamo con un piccolo racconto che parte dall’affermazione che la vita è, per tutti, un viaggio; e «chi viaggia vive due volte» (Omar Kayyam). «Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese: "Signore, mi piacerebbe sapere come sono il paradiso e l’inferno". Dio condusse il sant’uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all’interno. Al centro della stanza, c’era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca. Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: "Hai appena visto l’inferno".

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso che gli fece ancora venire l’acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo. Il sant’uomo disse a Dio: "Non capisco!". " È semplice ? rispose Dio ?, dipende solo da un’abilità. Essi hanno appreso a nutrirsi gli uni gli altri, mentre gli altri non pensano che a loro stessi"».

Dunque, l’inferno è chiudersi. Il paradiso è aprirsi agli altri. Facile? Forse sì e forse no. Ne riparliamo?

premi

World Press Photo 2017, tra gli scatti vincitori la sollevatrice di pesi senza braccia e gambe

Solleva pesi di circa 45 chili, pur non avendo né braccia né gambe dalla nascita, aiutandosi con cinghie, velcro e catene comprate in un negozio di ferramenta, appese al bilanciere prima di sollevarlo. L’immagine dell’atleta canadese Lindsay Hilton e della sua allenatrice, scattata da Darren Calabrese, ha conquistato il terzo premio dello World Press Photo 2017, nella sezione "Sport, storie". S’intitola Atleta che sa adattarsi lo scatto che immortala Lindsay, mentre ad Halifax, Nova Scotia, in Canada, si allena sorvegliata dallo sguardo vigile della coach Jenny Jeffries, che è anche proprietaria della palestra. «Abbiamo passato tanto tempo su Internet cercando di trovare l’attrezzatura adeguata da adattare a Lindsay, ma non esiste. Così è completamente personalizzata. E, facendola da sole, è la più semplice oltre che economica», racconta l’allenatrice.

Specializzato in ritratti e reportage, il fotografo (che vive proprio ad Halifax con la moglie e due figlie) ha catturato lo sforzo e l’ostinazione, l’orgoglio e la passione di questa atleta, che alla mancanza degli arti pone rimedio con l’abile uso di catene, cinghie e velcro per coltivare la sua grande passione, il sollevamento pesi. Passione grande, ma non unica, visto che Lindsay Hilton pratica anche nuoto, calcio, hockey e soprattutto rugby.

A chi le chiede quale sia la sua motivazione e se si sente realizzata per le sue imprese sportive, lei risponde: «Non mi sento come se avessi davvero fatto qualcosa, perché io non voglio essere "brava" per essere qualcuno senza braccia e gambe, voglio essere brava e basta».

I lavori del reporter Calabrese sono pubblicati in tutto il mondo e hanno già ottenuto altri riconoscimenti, come il Pictures of the Year International e quello della News Photographers Association of Canada, oltre al Flash Forward della Magenta Foundation.

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