Marzo 2017

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RUBRICHE Diritti

Unioni civili: una possibilità anche per le persone disabili

Con la legge 76 ciascun componente della coppia è equiparato al coniuge anche in caso di interdizione o inabilità. Il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno

Gabriela Maucci

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 118 del 21/5/2016 è stata pubblicata la legge 20/5/2016, n. 76, entrata in vigore il 5 giugno 2016 e recante disposizioni in materia di "Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze". La legge 20/5/2016, n. 76, in particolare l’articolo 1, disciplina le unioni civili tra persone dello stesso sesso, nonché le convivenze di fatto.

Due persone maggiorenni dello stesso sesso costituiscono un’unione civile mediante dichiarazione di fronte all’Ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. L’Ufficiale di stato civile provvede alla registrazione degli atti di unione civile tra persone dello stesso sesso nell’archivio dello stato civile. Ci sono, però, alcune situazioni che possono impedire la costituzione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, come per esempio: la sussistenza, per una delle parti, di un vincolo matrimoniale; l’interdizione di una delle parti per infermità di mente; la sussistenza tra le parti di rapporti di parentela e la condanna definitiva di uno dei contraenti per consumato o tentato omicidio. La legge inoltre, disciplina anche la convivenza di fatto tra due persone, sia eterosessuali che omosessuali (in alternativa all’unione civile). S’intendono per «conviventi di fatto» due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile. Qualora una delle parti sia dichiarata interdetta o inabilitata, anche a seguito di una riconosciuta invalidità, il convivente di fatto può essere nominato tutore, curatore o amministratore di sostegno.

Inoltre, in caso di malattia o di ricovero, i conviventi di fatto hanno diritto reciproco di visita, di assistenza nonché di accesso alle informazioni personali, secondo le regole di organizzazione delle strutture ospedaliere o di assistenza pubbliche, private o convenzionate, previste per i coniugi e i familiari. Per l’accertamento della stabile convivenza si fa riferimento al decreto del presidente della Repubblica 30/5/1989, n. 223 che stabilisce che, agli effetti anagrafici, per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale nello stesso comune. L’Inps, con messaggio del 21/12/2016, n. 517, ha impartito le prime informazioni in relazione alla regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze. Con successivo messaggio, l’Istituto fornirà le istruzioni procedurali inerenti alla gestione delle prestazioni pensionistiche e previdenziali riconosciute in favore dei destinatari della norma in oggetto.

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